Il dolore
Allarme Cemivet, appello al ministro
Il sindaco Bonifazi scrive a Roberta Pinotti: «Il trasferimento a Roma sarebbe un atto gravissimo e ingiustificato»
GROSSETO. Giù le mani dal Ce.Mi.Vet. Il Centro Militare Veterinario torna al centro di discussioni in merito ai propositi di trasferimento della struttura che rischia di spostarsi a Montelibretti, in provincia di Roma.
La preoccupazione è crescente, al punto che il sindaco di Grosseto si è già attivato per tentare di trovare una soluzione: «Ho scritto al ministro della difesa Roberta Pinotti _ spiega Emilio Bonifazi _ per essere ascoltato su di una vicenda che colpisce direttamente la Maremma. Come risposta ho ottenuto la promessa di una visita a luglio. Quella sarà l’occasione per parlare anche di Eurovinil, visto che la parte dell’azienda maremmana, legata proprio alle produzioni per il settore della difesa, è stata smantellata dai proprietari con tutto ciò che ne consegue a livello occupazionale».
Già, perché la perdita di posti di lavoro in un territorio segnato dalla crisi, lascia molte perplessità su alcune manovre calate dall’alto, al punto che neanche il Cemivet, orgoglio non solo del territorio ma a livello nazionale, sembra esserne immune. Il futuro incerto non è solo quello della struttura, ma anche quello delle persone impiegate al centro militare, stimate sull’ordine di circa 400 unità.
«Ho già esposto in una nota la netta contrarietà della città e della Maremma sul trasferimento del Cemivet _ aggiunge Bonifazi _ perché una storia lunga 150 anni non può essere cancellata, è una realtà di riferimento nazionale».
Una decisione che appare inspiegabile sotto ogni punto di vista, con la rimozione dal territorio di una struttura nata nella seconda metà del XIX secolo, oggi centro di riferimento nazionale per l’addestramento dei cavalli dell’esercito e dal 2002 anche dei cani.
Proprio l’addestramento dei cani, sarebbe l’unica attività destinata a rimanere in seno alla struttura maremmana, con un taglio significativo sulle funzionalità.
Lo spostamento del Cemivet, che oggi occupa 580 ettari nei pressi della Diaccia Botrona, lascerebbe inutilizzati i pascoli e causerebbe l’interruzione di alcune attività legate al sociale, come l’ippoterapia, con conseguente abbandono delle strutture veterinarie; senza dimenticare gran parte degli edifici non trasferibili che rimarrebbero inutilizzati al pari delle scuderia e di alcuni mezzi. Inoltre, dato tutt’altro che secondario, se anche non comportasse licenziamenti di certo porterebbe via da Grosseto (e dal suo prodotto interno lordo) 400 famiglie con altrettanti stipendi.
«Una scelta gravissima e ingiustificata», scrive Bonifazi alla ministra, anche dal punto di vista finanziario: la Scuola militare di equitazione di Montelibretti, argomenta infatti il sindaco, non è un centro di allevamento, bensì di addestramento; e per essere adeguato alla cura dei cavalli dalla nascita ai 3 anni di età dovrebbe essere sottoposto a una ristrutturazione milionaria. A conti fatti, dunque, più che un risparmio, si otterrebbe una spesa aggiuntiva quando a Grosseto la struttura perfetta c’è già.
«Le conclusioni sono chiare – afferma Bonifazi -, in quanto o l’esecutivo e la difesa decidono che il cavallo non va più allevato in Italia, oppure non ha senso che venga portato via dalla Maremma».
Con un’incognita, forse ancor più inquietante, sullo sfondo: non è che poi quei 580 ettari tanto belli quanto fragili, immersi in un sistema ambientale e produttivo delicatissimo, diventano terra “libera” per esercitazioni militari?
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