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consonni al panathlon

«Va riportata la gente allo stadio»

«Va riportata la gente allo stadio»

La crisi del calcio locale vista anche da Carpenetti e Lenzi

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GROSSETO. Se non sono attaccati loro a Grosseto e al Grosseto, visto che sono due “stranieri” che hanno piantato le tende in città, chi altro c’è? Se dicono che aspettano una rinascita, c’è da credere che lo facciano con amore disinteressato. «Grosseto merita una squadra di livello superiore», sentenzia Francesco Carpenetti, istriano, bandiera unionista degli anni Sessanta e mister delle giovanili in tempi più recenti. «Serve una società che faccia tornare alla città la voglia di tornare allo stadio», suggerisce Gigi Consonni, lombardo, il capitano per antonomasia. Parole pronunciate nel corso della conviviale del Panathlon sul passato e sul futuro della Grosseto calcistica. E non si è parlato soltanto del Grosseto, visto che erano ospiti del presidente Armando Fommei anche i responsabili del Saurorispescia.

Serata tutt’altro che soporifera, poiché il sasso gettato nello stagno da Renzo Lenzi, responsabile tecnico del Saurorispescia, ha creato onda: l’ex portiere ha insistito sulla necessità di avere tecnici all’altezza, strutture adeguate e... genitori a distanza, aggiungendo critiche alla scarsa preparazione atletica fornita a scuola. Dalla platea si è alzata la risposta delle insegnanti di educazione motoria e il confronto si è protratto per qualche minuto. «In 25 anni - ha poi detto Lenzi - ho segnalato 12-13 giocatori che sono arrivati anche in serie A. Se adesso non c’è nemmeno un grossetano che gioca in serie A, credo che ci sia qualche problema».

Il Grosseto è la squadra del paradosso, che ha toccato il vertice nel calcio senza un settore giovanile “serbatoio” e senza grossetani in squadra. «Il Grosseto deve essere un punto di arrivo, manca un’unione tra le scuole calcio», ha lamentato Consonni che da genitore vive adesso il rapporto con il mondo del calcio e con gli altri padri e madri. Perché Consonni ha resistito ben 7 anni a Grosseto? «Ho sempre dato il massimo - ha spiegato il detentore delle 199 presenze - le critiche mi hanno sempre fortificato. Altri si abbattevano, io dicevo loro che dovevano reagire in campo, dimostrare che tenevano alla maglia». Un calcio diverso, quello di oggi, rispetto a quello di cinquanta anni fa: «Se ai miei tempi in serie A si andava a 50 all’ora - ha aggiunto Carpenetti - oggi si va a 100. Prevale la forza atletica, oggi la tecnica è mediamente inferiore: Consonni fa eccezione». Il capitano ha ringraziato e poi, incalzato da Fommei, si è sbilanciato sulla Nazionale: «Io non vedo bene gli oriundi nell’Italia. Rossi l’avrei portato, anche Toni per ciò che ha fatto vedere in campionato». E Carpenetti? «Noi ai Mondiali siamo imprevedibili. Il Brasile sarà sicuramente finalista: perché lo meritano e perché ve lo immaginate che cosa succederebbe nel Paese se rimanessero fuori? Io comunque Destro l’avrei portato».

Pierluigi Sposato

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