Sicurezza
Quattro volontari salvano le querce dei partigiani
L’edera le stava soffocando, succhiando la linfa vitale L’onorevole Nicchi: «Conservata la memoria collettiva»
MANCIANO. Da quella posizione, a pochi chilometri da Manciano, riuscivano a controllare l’arrivo dei fascisti. Si mettevano al riparo di due grandi querce, si nascondevano dietro i loro tronchi. E quegli alberi secolari, che hanno ascoltato le strategie e i dibattiti dei partigiani grossetani stavano rischiando di morire soffocati dall’edera. La pianta rampicante si era ormai impossessata dei loro tronchi e, centimetro dopo centimetro, anche delle foglie delle querce, succhiando la linfa e rischiando di uccidere quello che la storia e la natura avevano conservato fino a ora.
È grazie a una squadra di volontari che tutto questo non è successo. Tre grossetani, Marco Anzidei, Riccardo Mazzuoli e Luciano Bertinelli, coordinati dal geometra Umberto Tozzini, hanno sradicato l'edera e ha permesso agli alberi di sopravvivere.
L'intervento dei volontari non si è limitato soltanto alle due querce dei partigiani, ma ha riguardato oltre 20 di alberi secolari a rischio soffocamento presenti lungo la strada tra Manciano e Saturnia.
Un gesto importante che ha emozionato anche la deputata grossetana Marisa Nicchi, capogruppo Sel in Commissione Affari Sociali: «Il prezioso lavoro dei volontari non ha salvato soltanto le piante, bensì la memoria collettiva di un pezzo così profondamente fondante del senso stesso di comunità e di prezioso legame col territorio».
Quando hanno visto che quei tronchi di querce erano ormai completamente ricoperti di edera, la squadra dei quattro volontari ha deciso di entrare in azione. «Il lavoro che abbiamo fatto non è stato difficile ma certamente abbiamo dovuto fare attenzione ai tronchi - spiega il geometra Tozzini, che ha coordinato la squadra dei volontari - Correvamo il rischio di uccidere anche le querce che erano ormai condannate a morte sicura dall’edera che le stava soffocando». Hanno utilizzato una sega elettrica, tanta buona volontà e un po’ del loro tempo per evitare la perdita di alberi che rappresentano non soltanto un bene ambientale ma anche la memoria collettiva di una provincia. «Il paziente e silenzioso lavoro svolto con passione e amore per il proprio territorio, per il bene comune e lo spirito di servizio dimostrato - ha detto il vicepresidente della Provincia Marco Sabatini - mi spingono a manifestare la mia gratitudine sentendo di interpretare il sentimento della comunità locale a cui le querce appartengono».
Oltre a quelle dei partigiani, la squdra dei volontari ha salvato altre venti querce. «In tanti, quando ci hanno visti al lavoro - dice Tozzini - sono venuti a chiederci conto della tecnica che stavamo utilizzando. Di piante in queste condizioni ce ne sono tante in tutta la Maremma, e ovviamente, salvandole, viene reso un servizio a tutta la comunità».
Le querce dei partigiani sono tornate a vivere. Custodendo gelosamente quello che hanno sentito, quando gli uomini che hanno fatto la Resistenza in Maremma, si fermavano lì sotto per decidere come fare a fermare l’avanzata dei nazifascisti.
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