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Grosseto

«La silent disco? Sì, ma preferisco ascoltare chi ho davanti»

«La silent disco? Sì, ma preferisco ascoltare chi ho davanti»

GROSSETO. Se la silent disco è quel che dice il nome, “discoteca silenziosa”, be’, l’esperimento è semifallito. Ma a sentire i “sabotatori”, il centinaio e più di ragazzi e ragazze che giovedì sera...

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GROSSETO. Se la silent disco è quel che dice il nome, “discoteca silenziosa”, be’, l’esperimento è semifallito. Ma a sentire i “sabotatori”, il centinaio e più di ragazzi e ragazze che giovedì sera hanno affollato il piccolo bar Ricasoli nel centro storico di Grosseto per l’originale happening, c’è da tirare un sospiro di sollievo: la discoteca in cuffia tutelerà, sì, i timpani del vicinato ma... no grazie, preferiamo il contatto umano.

La curiosità era tanta e la voglia di sperimentare pure, per i giovani che hanno risposto all’appello del Ricasoli e dell’associazione Finkeventi: tre dj, cento cuffie wifi per ascoltare la musica e la piccola via Ricasoli pronta per diventare una pista da ballo.

Lasci un documento, firmi un foglio e ricevi una cuffia. La cuffia funziona come una specie di radio: riceve un triplo segnale sonoro, una traccia da ciascuna delle tre postazioni – Savage dj, Luca Corsi dj e I’m not a dj – e ciascuno può scegliere cosa ascoltare e a che volume. Il volume, appunto.

L’esperienza della silent disco nasce come simpatica alternativa al divertimento chiassoso della musica sparata a decibel da vertigini e delle conversazioni da ugole d’acciaio per scavalcare il muro di rumore. Una situazione che in tutte le città fa battagliare residenti e habitué degli aperitivi e dei dopocena davanti ai bar, con i sindaci tra i due fuochi, divisi tra le legittime richieste di chi non vuole la baraonda sotto le finestre e chi, altrettanto legittimamente, sta dietro o davanti a un bancone cercando di lavorare (il primo) e divertirsi (il secondo). Grosseto non fa eccezione e, in alcuni punti in particolare, la “guerra dei rumori”, in passato è finita fino in tribunale.

Non tutto il centro, per fortuna, è così e non tutti i locali e i loro clienti sono problematici. Il Ricasoli, ad esempio, è tra quelli che è sempre riuscito a trovare un equilibrio tra l’intrattenimento e il rispetto del vicinato. E l’ennesima conferma che le intenzioni sono le migliori è arrivata appunto giovedì sera con la prima silent disco: clienti “incuffiati”, un bel po’ di gente ma, a sorpresa, in pochi ballano e tutti fanno conversazione consumando i loro drink.

«Se ti metti la cuffia e balli, non puoi sentire gli altri e non puoi parlare – dice Chiara, che ha appena restituito le cuffie –. Diciamo che non aiuta la socialità». «Magari la gente ha anche voglia di scambiare due parole e allora, che fai: ti metti a messaggiare?», dice poco più là Federica, scoppiando a ridere. Qualcuno accenna un movimento, ma per lo più le cuffie sono indossate ma con la musica bassa o calate sul collo. E, su tutti, una cassa diffonde una coinvolgente quanto ordinarissima musica di sottofondo. Silenzio zero, discoteca zero: viva «socialità».

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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