Il Tirreno

Grosseto

I sorrisi nelle foto, le lacrime nella chiesa

di Ivana Agostini
I sorrisi nelle foto, le lacrime nella chiesa

In tanti nel duomo di Orbetello per l’ultimo saluto ai giovani fidanzati morti in un incidente: sulle bare cuori pieni di fiori

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ORBETELLO. Due cuori di fiori, appoggiati ai feretri di Sara e Lorenzo. Un cuore di rose rosse che porta il nome di Sara ai piedi della bara di Lorenzo. E un cuore di fiori rossi e gialli in fondo a quella della ragazza con sopra il nome del suo fidanzato. Due cuori che simboleggiano il profondo e reciproco amore, spezzato dietro a una curva in una maledetta notte di giugno.

Sara Timordidio e Lorenzo Cresini, 21 anni, sono morti insieme sulla strada provinciale orbetellana. E ieri, nel Duomo lagunare, le tre comunità di Monte Argentario, Capalbio e Orbetello si sono unite per dare l’addio ai due ragazzi, in una cerimonia unica e commossa. Sulle bare le bandiere dell’Avis, in ricordo dell’impegno che i due ragazzi mettevano nei confronti degli altri.

Le foto rappresentano i momenti belli. Sorridente, Lorenzo sembra guardare oltre, a un orizzonte ricco di gioie e speranze che invece non ci sarà. Sul feretro di Sara l’immagine di un momento di tenerezza col fidanzato. I feretri arrivano insieme, accolti dalla folla. Decine gli operatori della Croce Rossa, della Racchetta di Capalbio, della Misericordia e gli sbandieratori che formano due file parallele, come volessero abbracciare tutti insieme, per l’ultima volta, i loro giovani. Un applauso li accompagna dentro al Duomo dove li aspettano il sindaco di Capalbio Luigi Bellumori, di Porto Santo Stefano Arturo Cerulli, di Orbetello Monica Paffetti e vicesindaco Marcello Stoppa. Molti i finanzieri, in ricordo del padre di Sara che morì in un tragico schianto nel 2010; c’è il comandante dei carabinieri di Orbetello, Elisabetta Spoti.

Non vorrebbe dire molte parole don Marcello Serio, il parroco di Capalbio. «In queste occasioni meno si parla e meglio è. Siamo tutti un po’ arrabbiati - prosegue il sacerdote - per due vite spezzate ma siamo certi che i cuori di questi genitori si sono già aperti per un inventario della vita dei loro ragazzi». Un universo di ricordi: la nascita, la prima comunione, ogni gioia vissuta con loro, progetti e sogni infranti. «Dunque – dice don Marcello – bisogna riprovare a ricominciare e, perché no, a sorridere». Difficile parlare di speranza quando “due amici” se ne sono andati in maniera tragica e repentina.

«Tutte le domeniche vedo la tua mamma – dice don Marcello rivolgendosi a Lorenzo come se fosse lì- lei è lì, tutte le domeniche, dice buongiorno e va via». Un momento di comunione, un dialogo fraterno, come se i due ragazzi fossero ancora presenti.

In questi momenti si è costretti, ricorda il parroco, a pronunciare una parola che non vorremmo, il lutto; «ma la disperazione, nonostante la croce da portare sia molto pesante, non deve mai prendere il sopravvento». Il sacerdote si prende l’impegno di aiutare a lenire le profonde ferite inferte da questo tremendo incidente, perché alla morte non sia mai concesso di vincere. Tanta è la commozione. Un’operatrice della Croce Rossa non riesce a smettere di piangere, una collega le porge un fazzoletto. Alla fine c’è anche il commosso saluto di due sbandieratrici, che con Lorenzo dividevano una passione. Parole interrotte dalle lacrime per chi non c’è più ma che ha segnato ugualmente le loro vite con il sorriso e un dolce ricordo. All’uscita del Duomo un lungo applauso ha salutato i due giovani e Alessio, fratello di Sara, bacia la bara di Lorenzo. «Ciao Lorenzo», sussurra. Da ieri i due ragazzi riposano nei cimiteri di Capalbio e Porto Santo Stefano.

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