Il dolore
Fondazione Monte Paschi Il Tar boccia la Maremma
Respinto il ricorso con il quale Comune e Provincia chiedevano di annullare il nuovo Statuto dell’istituto senese, che ancora una volta ignora Grosseto
GROSSETO. Niente da fare. La parola “Grosseto” per lo Statuto della Fondazione Monte dei Paschi di Siena resta tabù. Neppure le vie legali portano la Maremma a farsi riconoscere dai cugini senesi un diritto rivendicato da decenni. E l’antica guerra dei campanili si arricchisce di una nuova pagina da consegnare agli archivi dell’epopea.
Se la ridono, stavolta, di là dall’Amiata. Il Tar della Toscana ha infatti bocciato il ricorso col quale Comune e Provincia di Grosseto (affiancate poi dalla Camera di Commercio) chiedevano di annullare il nuovo Statuto di Fondazione Mps, “colpevole” di non aver inserito esplicitamente Grosseto accanto a Siena come territorio di riferimento delle attività della Fondazione, a dispetto di una verità storica che vuole origini e fortune della banca proprio dai redditizi pascoli (Paschi) maremmani.
Un dettaglio? Non proprio. Perché inserire il toponimo di Grosseto nella Carta, avrebbe imposto a Fondazione pari trattamento per entrambi i territori. Tradotto in soldoni, semmai un giorno Fondazione Mps – rimessi a posto i suoi conti massacrati da scandali e sperperi – tornasse a erogare denari per la comunità di riferimento, Grosseto ancora una volta di riferimento non sarebbe. E dunque tutto ricomincerebbe come prima: valanghe di quattrini per Siena, spiccioli (e solo per graziosa concessione) alla Maremma.
Così è stato da sempre. E da sempre Grosseto si lamenta. Anche “gridando”, ma col risultato di strappare – negli anni migliori – sì e no qualche milione in più. “Lo Statuto parla chiaro”, avevano sempre risposto da palazzo Sansedoni; e per questo quando – sull’orlo del baratro – nella primavera 2013 Fondazione Mps provò a ripartire proprio dalla riscrittura del suo Statuto, le istituzioni maremmane chiesero a gran voce che si approfittasse dell’occasione per sanare quella lacuna. Siena rispose picche, e da Grosseto partì la controffensiva: «Fondazione compie un atto di ostilità verso il nostro territorio», scrissero gli avvocati della Provincia e del Comune, ai quali Leonardo Marras ed Emilio Bonifazi (seguiti poco dopo da Gianni Lamioni per la Cciaa) diedero mandato di presentare ricorso al Tar. Ricorso per ottenere l’annullamento dell’approvazione del nuovo Statuto da parte del cda di Fondazione Mps, ma anche di quella del ministero dell’economia allo stesso Statuto.
L’azione legale, corredata da corpose documentazioni storico-giuridiche attestanti la “consanguineità” di Grosseto e Siena nei confronti del Monte, fu presentata nell’ottobre scorso. E l’altro giorno il Tar si è pronunciato, respingendola ai mittenti e condannando gli enti locali maremmani a risarcire le spese alla controparte, per un totale di 3mila euro.
I giudici fiorentini per prima cosa chiariscono che il ricorso ha un difetto di giurisdizione: gli atti impugnati hanno infatti natura privatistica e il giudice amministrativo, spiega la sentenza, non può sindacare «le deliberazioni assunte dagli organi di una fondazione». Il Tar dunque, si è limitato a valutare solo la parte del ricorso relativa all’approvazione del ministero. E anche qui “niente da fare”. Provincia, Comune e Cciaa lamentavano infatti come la mancata introduzione del riferimento a Grosseto nel nuovo Statuto di Fondazione Mps di fatto escluderebbe Grosseto da possibili finanziamenti. I giudici però osservano come il riferimento a Grosseto non c’era neppure nello Statuto precedente; dunque le nuove norme «non introducono alcun elemento di novità capace di arrecare pregiudizio alla posizione dei ricorrenti, che resta di fatto invariata». Anzi, fa notare il Tar, dalla nuova Carta quella posizione esce addirittura migliorata, perché «l’articolo 3 dà oggi risalto, a differenza del passato, al territorio “storico” di riferimento della Fondazione, ed è incontestato fra le parti che tale ambito sia comprensivo del territorio grossetano».
Insomma altro che lamentarsi, la Maremma dovrebbe ringraziare. «A me invece dispiace», commenta il sindaco Emilio Bonifazi. «Volevamo vedere finalmente messo per iscritto il diritto di Grosseto a essere rappresentata e sostenute dal Monte. Non foss’altro che per un fatto simbolico. Siena ha perso una grande occasione. E così come a Grosseto vengono a festeggiare i 140 anni della piazzetta del Monte, potevano fare questo passo».
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