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Predatori, via allo “sciopero” delle tasse

Predatori, via allo “sciopero” delle tasse

Franceschelli, allevatore di Monte Labro, lancia la provocazione: «Persi 30mila euro: chi me li ridà?»

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ARCIDOSSO. Attacchi continui di predatori a Monte Labro (Arcidosso), che lasciano i prati costellati di resti di animali morti e dilaniati e di cui resta solo la lana e qualche osso, che lasciano cani da guardia feriti e invogliano i pastori a chiudere bottega. E anche fra sabato notte e domenica mattina, si è consumato alle Capanne, nell’azienda di Giacomo Franceschelli, sotto Monte Labro, la solita carneficina. Ma questa volta i cani hanno salvato le pecore, pur restando seriamente feriti.

«Forse era solo un predatore – dice Franceschelli – ma i miei due cani, fra cui il capobranco, che hanno resistito, sono stati duramente feriti. Ogni due o tre giorni trovo tracce di aggressioni, resti di pecore, lana impigliata nei cespugli. Ho subito, in pochi mesi, perdite di 30mila euro fra danno e danno indotto, perdita di latte e di agnelli. Col danno del 1º ottobre scorso, quando mi hanno ucciso 20 pecore, a Pasqua non ho venduto nemmeno un agnello, perché le poche pecore che partorivano, vedevano subito gli agnelli morire. Ne ho perduti 30 in questo modo. Altre avevano abortito. A me chi me li ridà i 30mila euro?».

I danni del pastore sono infiniti e sono dovuti a ibridi e a cinghiali: «In un terreno di 7-10 ettari dove le pecore pascolano di giorno, pur essendo recintati e cespugliati, ci arriva di tutto. I cinghiali, anche in branchi di 15 e gli ibridi e i lupi. I canidi attaccano e azzannano e spolpano e sui resti ci si avventano i cinghiali. Arrivano a frotte e lasciano il deserto. Terreno semidistrutto, pecore sgozzate».

Franceschelli è andato anche da un avvocato per presentare una denuncia: «Mi sono rivolto all’avvocato per fare denunce di quanto ho perso. Le banche mi stanno col fiato sul collo e non sentono ragioni. Non ti vengono incontro nemmeno a morire. I danni non dipendono da me. Qualcuno mi deve risarcire. Non ho denari nemmeno per pagare le tasse. E non le pagherò. Mi porteranno via l’azienda, ma tanto ormai è un dramma. L’avvocato consiglia agli allevatori di fare una class action. Se qualcuno mi vuole contattare facciamo una denuncia collettiva».

A Monte Labro, un tempo c’erano una trentina di allevamenti. Ce ne sono rimasti tre o quattro: «Spero – dice Franceschelli – che la Provincia e la nuova amministrazione comunale si prendano a cuore la cosa, perché se vogliono che si chiuda, questa è la strada giusta. E sarebbe ambientalismo, questo? I prati sono ridotti a rovai, i fossi sono intasati, i cinghiali pascolano liberamente coi lupi. Sono le aziende che mantengono il territorio, ma nessuno lo capisce».

Franceschelli, dunque, non pagherà le tasse: «La strada che congiunge Monte Labro a Roccalbegna è impercorribile e non ci vengono più nemmeno i camion a caricare. Solo il trattore ci passa col rischio di ribaltarsi. Un servizio inesistente. Ma perché coi soldi che dà Enel non ci rifanno le strade? Questa viene sistemata solo nel segmento che passa dentro alla riserva. E il resto? Siamo orfani. Facciamola finita, dicano che ci vogliono mandare a casa. E io dovrei pagare le tasse a chi mi ignora, mi impedisce il transito, a chi permette che la mia azienda vada in rovina? Le tasse non le pago. Prima devo vedere i servizi». (f.b.)

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