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Limoni chiude a Bologna 23 trasferimenti in Maremma

di Alfredo Faetti

GROSSETO. Grosseto è pronta a fare da cuscino per oltre venti dipendenti della Limoni, la principale catena di profumerie in Italia. Arriveranno da Bologna, dove il fondo statunitense Orlando, che l’a...

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GROSSETO. Grosseto è pronta a fare da cuscino per oltre venti dipendenti della Limoni, la principale catena di profumerie in Italia. Arriveranno da Bologna, dove il fondo statunitense Orlando, che l’anno scorso ha acquisito la maremmana Gardenia Beauty, ha deciso di chiudere la sede storica di Bentivoglio.

Una scelta dovuta a un maxi piano di riorganizzazione societaria, che ha portato alla mobilitazione di circa 70 dipendenti bolognesi, per la maggior parte donne con famiglia, con conseguenti polemiche e minacce di sciopero. Ma la proprietà assicura. «In 23 hanno già accettato il trasferimento in Toscana».

E questo dà spunto a una deduzione, poi confermata dal manager, che le cose nella sede maremmana vanno bene, quanto basta per sfuggire alla riorganizzazione. «Abbiamo scelto di mantenere il quartier generale di Grosseto, dove lavora un centinaio di persone per l’area amministrativa».

Parole e soprattutto rassicurazioni che arrivano da Francesco Caccavo, responsabile risorse umane di Leading luxury group, la service company nata pochi mesi fa dall’unione di Limoni con Gardenia con l’ambizione di creare un grande polo del beauty di alta fascia in Italia. E in una fase come questa non è poca cosa avere delle rassicurazioni.

Per intendersi: le profumerie Limoni, da anni sull’orlo del fallimento, hanno circa 400 punti vendita nel Paese e nel piano è prevista la chiusura di 63, mentre in altri 40 è già partita la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale a rotazione. Una mannaia per i circa 2mila dipendenti, che nei giorni scorsi hanno avuto la batosta di sapere dell’imminente chiusura della sede di Bentivoglio. Una decisione contro cui si sono scagliati i sindacati.

«Ciò che non è accettabile» ha detto per esempio la Cisl emiliana, prendendosela anche con la sede maremmana. «Vogliono spostare a Grosseto attività logistiche per cui Bologna è sicuramente più adatta». Un nervosismo che ha provato a smorzare Caccavo, spiegando che diverse dipendenti hanno già accettato di trasferirsi.

«Gli esuberi nella sede storica alle porte di Bologna non saranno più di 40 – assicura – perché 23 unità hanno già dato la loro adesione al trasferimento in Toscana con un piano quinquennale di supporto per le spese di alloggio e viaggio». E in questo quadro, Caccavo spiega il collegamento tra Bologna e Grosseto. «Stiamo cercando le aree di efficienza tra Limoni e Gardenia e la scelta di mantenere il quartier generale di Grosseto e chiudere quello di Bentivoglio è legata solo alla necessità di migliorare la competitività».

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