La manifestazione
«Se l’impianto non si fa è merito nostro»
Barocci (Forum ambientalista): «Il fotovoltaico a Collelungo si giustificava solo per i contributi»
ROCCASTRADA. «Ambientalisti contro neo liberisti. I primi, conservatori che ostacolerebbero l’occupazione, i secondi, progressisti e capaci di offrire lavoro? È questo il resoconto reale del mancato investimento in Maremma per realizzare il più grande impianto fotovoltaico vasto oltre a cento campi di calcio di Collelungo, nella piana dell’Aratrice, tra le colline di Roccastrada e Civitella?». All’indomani della sentenza del Tar che ha bloccato il megaimpianto fotovoltaico sulle pendici di Roccastrada, Roberto Barocci del Forum ambientalista Grosseto affida a una lettera aperta la sua riflessione sulla vicenda.
«La vicenda si inquadra bene nello scontro esistente in Italia tra chi chiede di eliminare ogni ostacolo agli investimenti, che vanno e vengono molto velocemente nel mondo voluto dai neo liberisti senza regole e vincoli (nel caso di Roccastrada erano in ingresso capitali cinesi) e chi crede, come noi, che la conservazione del patrimonio culturale e ambientale sia il lascito economico più consistente che possiamo consegnare alle future generazioni», spiega Barocci.
«Gli operai di Piombino e delle altre mille e mille fabbriche italiane chiuse e delocalizzate in Oriente – prosegue – dovrebbero insegnare qualche cosa a chi non ha ancora chiara l’origine della crisi economica e della scarsa domanda di beni sui mercati europei. Ma non c’è più sordo di chi non vuol sentire o ha interesse a rappresentare le cause della crisi in altro modo».
Se quell’impianto non si farà «è tutto merito degli ambientalisti – dice Barocci – in primo luogo del Comitato locale Val di Farma, e ne andiamo fieri. Si sono appellati alla Sovrintendenza perché tutti gli enti locali sonnecchiavano e non avevano preteso la Valutazione di impatto ambientale, risultata poi positiva ma rilasciata con prescrizioni, che ha comportato una dilatazione dei tempi e la perdita di finanziamenti pubblici a fondo perduto. Quindi il Tar ha confermato che l’investimento non era pienamente rispettoso delle regole e il ricorso della società dimostra che l’investimento non era di per sé conveniente ma si giustificava solo ed esclusivamente per il contributo che pagano gli italiani sulla bolletta elettrica». A questo punto Barocci avanza il sospetto che l’azienda si sia fidata di «“amici” sostenitori» locali e di «un sistema italiano degli incentivi alle rinnovabili che ha favorito un sistema parassitario, oggi nel caos più generale».
Barocci cita l’analisi di Emilio Cremona, presidente della Federazione nazionale delle imprese elettroniche ed elettrotecniche e Gruppo imprese fotovoltaiche italiane, che su Affari e Finanza di ieri punta l’indice anche contro la mancanza di un piano energetico di lungo periodo che di fatto lascia nel limbo tutti gli interessati. «Se lo dice lui, che rappresenta chi ha goduto ampiamente del sistema dei contributi pubblici a pioggia c’è proprio da crederci. E quando sarebbe comunque finito il contributo pubblico, cosa restava di quel territorio, delle produzioni agricole di qualità e del turismo? Siamo per il lavoro stabile e per regole certe, che possano valere ovunque».
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