Sicurezza
Confessano gli autori della rapina in banca
I due arrestati poco dopo il colpo alla banca Sella, la squadra mobile aveva trovato a casa il bottino
GROSSETO. Uno aveva precedenti per droga, questioni di cinque anni fa, e - molto tempo prima - anche per quei prosciutti pericolosi per la salute che finivano sul mercato parallelo e per i quali comunque era stato prosciolto. Di rapine, in sostanza, non sapeva praticamente nulla. A differenza del complice, che l’anno scorso era stato condannato per il colpo del luglio 2010 alla Bnl di Follonica. Su di loro il raggio di azione della polizia di stato si era stretto subito, a tempo di record, probabilmente anche per merito di quel servizio di “intelligence” che serve - se non sempre a prevenire - quantomeno ad andare a colpo sicuro una volta che le cose avvengono e ad assicurare i responsabili alla giustizia. Così Claudio Pansera, grossetano ma di origini calabresi, di 53 anni, e Roberto Mandalà, 46 anni, origini palermitane, non soltanto sono finiti in manette poco dopo la rapina alla Banca Sella di via Europa, avvenuta venerdì a mezzogiorno, ma devono adesso rimanere in carcere per decisione del gip Marco Bilisari. Il giudice, che li ha interrogati alla presenza del difensore Stelio Pugi, ha disposto la custodia in carcere ravvisando il pericolo di fuga. E comunque i due hanno sostanzialmente ammesso tutto. Dall’ideazione alla conclusione. Difficile del resto che potessero negare qualcosa dal momento che quando la squadra mobile è arrivata a casa di Pansera, in via Grecia, Mandalà ha consegnato senza fare troppe storie il bottino. E sarebbe stato lui, secondo i riscontri degli investigatori, l’uomo che era entrato nella filiale brandendo un taglierino e facendosi consegnare alcune migliaia di euro: era a volto scoperto e le sue fattezze sono rimaste impresse nella mente dei testimoni. E Pansera? Pansera sarebbe rimasto in auto, ad attendere lì vicino con il motore acceso che l’amico perfezionasse la rapina. Poi insieme erano andati in auto a casa di Pansera e lì erano stati trovati nel giro di poco tempo. Nel pomeriggio i due erano già stati portati in Questura e successivamente, sentita la Procura, era stato formalizzato l’arresto.
Ma perché Pansera e Mandalà insieme? Perché due persone dai precedenti così diversi erano d’accordo per mettere a segno la rapina? Perché si erano conosciuti in carcere, a Pistoia, quattro anni fa. Lì Mandalà era rinchiuso per una rapina avvenuta il 4 agosto 2010 a La Spezia (Cassa di Risparmio di Carrara - 12mila euro): e lì nell’ottobre 2010 aveva ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Grosseto per la rapina del 12 luglio precedente, quella messa a segno alla Bnl di via Massetana a Follonica (4mila euro). Prime tre ordinanze il 9 settembre, poi quella per Mandalà. Per quel ruolo da “palo”, l’uomo era stato condannato a Grosseto a 3 anni e tre mesi.
Nel carcere di Pistoia era finito anche Pansera, che agli inizi del 2012 era tornato libero dopo essere stato arrestato nell’ambito delle operazioni Fenice 2010 e Sommellier 2010 con le quali la squadra mobile aveva scoperto un traffico di sostanze stupefacenti che avveniva in codice: la droga era «vino», meglio se «buono» visto che ogni «bottiglia» poteva costare dai 70 ai 100 euro, da consumare in «cene» o «colazioni». Nel 2012 era stato condannato a 6 anni per questo spaccio di cocaina ed eroina. Si erano frequentati in carcere, si erano ritrovati fuori. E l’idea della rapina sarebbe venuta loro in mente in modo estemporaneo. Mandalà ci avrebbe messo l’esperienza, Pansera la logistica. Ma non avevano fatto i conti con memoria e conoscenze degli agenti.
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