Il Tirreno

Grosseto

«Vende borse Gucci», poliziotta nei guai

«Vende borse Gucci», poliziotta nei guai

Un’agente della Questura di Grosseto finita sotto indagine della Procura per ricettazione e cessione di merce taroccata

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GROSSETO. Fa l’agente di polizia a Grosseto. Ma per anni avrebbe condotto un’attività parallela, vendendo merce e accessori griffati Gucci a decine di acquirenti maremmane. Borse, borselli, pashmine e vestiario, tutto (o quasi) rigorosamente vero e di cui l’agente sarebbe entrata in possesso attraverso un canale privilegiato a Firenze. Merce che lei avrebbe a sua volta ceduto a un costo molto inferiore rispetto a quello delle boutique, con “sconti” dal 40 al 70%. A finire nei guai è un’agente in servizio alla polizia di Stato di Grosseto, nei confronti della quale è aperta un’inchiesta in Procura a Grosseto. Le ipotesi di reato sarebbero quelle di ricettazione e vendita di merce contraffatta. Le indagini, concluse, sarebbero partite tra fine 2012 e inizio 2013 a seguito di segnalazioni.
Un’attività, oggi in mano agli inquirenti, che punta a capire quale sia la natura di questi “passaggi” di merce condotti fuori dall’orario di lavoro.

A casa di lei - come sarebbe stato possibile ricostruire - molte signore sarebbero andate nel tempo a ritirare la merce dalle sue mani - borse, accessori, abbigliamento Gucci - pagandola a prezzi “stracciati” rispetto a quelli negli scaffali dei negozi. Stando alle testimonianze raccolte, ciò sarebbe avvenuto in maniera continuativa (pare da una decina di anni), finendo per creare una sorta di “mercato parallelo” a quello della casa madre e dei vari rivenditori autorizzati, che a Grosseto e in altre parti della Toscana distribuiscono ufficialmente la merce dello storico marchio Gucci. Resta da capire come la stessa poliziotta riuscisse a entrare in possesso di tutti questi prodotti, che poi - come lei sostiene tramite il difensore (vedi articolo a lato) - passava in maniera “del tutto lecita” alle acquirenti grossetane, comunque sempre prima e dopo l’orario d'ufficio.

Sta di fatto che l’agente in questione, secondo alcune testimonianze raccolte tra chi è già stato sentito in Procura, si era venuta a trovare tra le mani una sostanziosa disponibilità di prodotti originali. Borse che in negozio costano 7-800 euro, erano da lei cedute a 2-300 euro. Un’attività a quanto pare estesa, duratura, e che avrebbe finito per far diventare l’agente di Polizia come una sorta di punto di riferimento di Gucci in provincia, benché ovviamente non ufficiale. Le clienti erano le tante signore che avevano voglia di togliersi uno sfizio di lusso a buon prezzo. Conoscenti, amiche, diverse mogli di professionisti maremmani. In tante si sarebbero fatte tentare dall’occasione, di cui si era sparsa voce in città. Nel tempo l’attività in questione, per alcuni diventata un piccolo grande business, a un certo punto si sarebbe inceppata...

Le indagini. Intorno al Natale 2012 sarebbe scattata una segnalazione in Procura a Grosseto. È certo che la polizia ha iniziato a condurre le indagini; nel corso dei mesi successivi gli agenti della Questura di Grosseto hanno individuato, in città, alcune clienti che avevano appena acquistato due borse e un borsello a casa dell’agente di polizia. La merce è stata sequestrata, mandata in Procura e da lì alla griffe fiorentina, Gucci, per una perizia che ne accertasse l’autenticità o meno. La merce era risultata vera, e in alcuni casi restituita alle signore. In altre occasioni, invece, alcune donne, dopo aver pagato il prezzo richiesto per borse, borselli o pashmine griffate Gucci, si sono insospettite sull'autenticità e sono andate a far vedere i prodotti da alcuni esperti, ai quali sono risultati non originali. Dunque taroccati.

Al momento sono emersi almeno due casi di questo tipo: una borsa e appunto una sciarpa delle quali non sarebbe stata confermata l'autenticità. Ne sarebbero nati dissapori e diverbi tra qualche acquirente infuriata e “l'improvvisata commerciante”.

Le clienti. Alcune clienti già sentite in sede di indagini avrebbero confermato di aver acquistato a prezzi di particolare favore la merce Gucci dalla poliziotta grossetana. «Si trattava di un’attività continuativa - raccontano - e che in città era risaputa. La gente acquistava di buon grado perché, oltre al risparmio, si riteneva garantita l’autenticità di questa merce dato che la persona in questione vestiva la divisa. C’era chi si rivolgeva a lei per fare regali di Natale e chi di compleanno, facendo un figurone...».

I rivenditori. La doccia fredda è stata anche per alcuni di loro, i commercianti “autorizzati”, che vendendo merce di Gucci si sono visti entrare in negozio, tempo fa, i poliziotti che stavano conducendo le indagini, e che li hanno messi al corrente del tutto. Alcuni sono entrati in subbuglio ed è stata subito messa al corrente la griffe a Firenze, cui è stato prontamente segnalato il tutto. In Toscana esistono vari punti vendita che distribuiscono lo storico marchio, tra cui Santini a Grosseto, Cuccuini a Punta Ala, Cortecci a Siena, Sugar ad Arezzo o Bonvicini a Montecatini, oltre naturalmente a Firenze.

La difesa. «Assolutamente niente di illecito, solo favori». La difesa dell’agente di polizia, da noi ascoltata, dà la sua versione dei fatti e sostiene che dagli atti non emerge in alcun modo che la poliziotta svolgesse attività di vendita di prodotti Gucci, mentre si trattava in realtà di semplici favori che la medesima faceva a persona a lei legate (intimi amici e parenti). L’agente - sostiene la difesa - aveva la possibilità di accedere, del tutto legittimamente, a svendite Gucci dove era possibile acquistare beni a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati nei negozi ufficiali. La donna - continua ancora lo studio legale - la maggior parte delle volte e su richiesta degli stessi amici e parenti si prestava a effettuare acquisti per loro conto di pochi prodotti. La difesa ha prodotto agli atti dichiarazioni testimoniali di amici che «possono escludere in maniera categorica e certa» che la donna lucrasse da tale attività. Nessun rilievo - è ancora la tesi difensiva - è stato tra l’altro mosso dalla Procura di Grosseto su questa attività che appare priva di ogni rilevanza penale. La Procura contesta invece alla sua assistita la consegna di due soli prodotti che non sarebbero conformi alle direttive Gucci.

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