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Predazioni: «Cambiare la legge»

Predazioni: «Cambiare la legge»

Gli allevatori tornano a chiedere misure contro gli attacchi alle greggi

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SCANSANO. Venerdì sera, a Murci, nei locali della scuola elementare, c’erano una sessantina di allevatori, da Scansano, Manciano, Saturnia, Arcidosso, Roccalbegna e di tutta la fascia di paesi montani e pedemontani che coi rappresentanti delle associazioni di categoria Cia, Coldiretti, Confagricoltura, si erano dati appuntamento per discutere la gravissima situazione degli allevamenti. Da una parte sono colpiti al cuore dagli attacchi dei predatori e dall’altra devono vedersela con il clima spesso ostile di alcuni ambienti animalisti.

I punti, dibattuti con interventi accorati di molti pastori colpiti duramente anche di recente (Angelo Marzocchi, con azienda a Vallerona, ad esempio, negli ultimi 15 giorni ha perduto 8 pecore e tutte sgozzate in pieno giorno fra le 14 e le 15), sono stati i seguenti: a che punto sono gli indennizzi promessi dalla Regione? E da dove vengono presi i soldi per indennizzare i pastori? E ancora si chiede che gli indennizzi siano un sostegno temporaneo per le aziende in crisi, ma che il problema predatori sia risolto diversamente.

«In questo drammatico momento – spiega Franco Mattei, allevatore di Scansano – vogliamo informare della situazione tutte le organizzazioni economiche che a vario titolo ci ruotano intorno, clienti, fornitori, banche. Questa economia sta scricchiolando e tutti ne devono essere informati».

Ma la spina resta la soluzione del problema predatori: «Se si vuole, le leggi si cambiano – commenta Marzocchi –. La legge antivivisezione caldeggiata dalla Brambilla è stata cambiata. Le leggi si cambiano, in base alle necessità della gente. Per le emergenze, come quella dei predatori, invece, non si tocca nulla...».

Si è poi tornati sul tema smaltimento, «la gabella più odiosa che ci sia», commentano Mattei e Marzocchi «perché oltre che subire il danno, dobbiamo pagare il “funerale” delle carcasse».

Ma spiccano le proposte: «Vogliamo incontrarci con tutte le segreterie politiche della provincia – riferiscono Mattei e Marzocchi – per sapere cosa ne pensa la politica di tutto questo e i suoi progetti in corso. Vogliamo fare giusta informazione nelle scuole, parlando ai giovani della storia di un ambiente prezioso e su cui tanto lavoro è stato speso. Vogliamo confrontarci con chi ha le stesse problematiche: Toscana, Umbria, Abruzzo e oltre».

E infine tutti gli allevatori intervenuti hanno mostrato stupore per gli atteggiamenti di una parte degli ambientalisti «che non comprendono – dicono – che allevamento vuol dire tenere in ordine il territorio, difenderlo, presidiarlo e mantenerlo».

«I predatori – proseguono i due allevatori – sono aumentati in modo esponenziale. Prima sono lupi, poi ibridi, poi non si sa. Cambiano a seconda di come fa comodo», dice Marzocchi.

Ma il dramma più forte si sta consumando nella filiera legata all’allevamento: «Al caseificio di Manciano – riferisce Marzocchi – mancano 3 milioni di litri di latte. Così in quello di Castel del Piano. Ma se non ci sono le pecore il latte non c’è e ci si approvvigiona all’estero. Ecco come siamo ridotti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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