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Negozio chiude, 40enne a casa «Niente posto per il disabile»

GROSSETO. Quattro mesi di ricerca invano. Quattro mesi a bussare alle porte di negozi, artigiani e pubbliche amministrazioni per chiedere di concedere a un uomo con un disagio psichico l’opportunità...

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GROSSETO. Quattro mesi di ricerca invano. Quattro mesi a bussare alle porte di negozi, artigiani e pubbliche amministrazioni per chiedere di concedere a un uomo con un disagio psichico l’opportunità di poter lavorare qualche ora, senza nemmeno gravare per lo stipendio. Quattro mesi, e nessuno ha accolto quel lavoratore “speciale”.

Gli ostacoli nella vita di un disabile non sono solo quelli della propria malattia. Si misurano spesso anche attraverso il rifiuto che la comunità “normodotata” ti riserva.

È quello che è capitato a un quarantenne dell’entroterra maremmano (di cui per ragioni di privacy non si può rivelare né rendere riconoscibile l’identità). Francesco (il nome è di fantasia) lavorava in un supermercato grazie a un progetto di inserimento lavorativo come ce ne sono molti, organizzati dall’Asl e rivolti a persone con disturbi mentali tali, però, da consentire loro di poter svolgere un’attività lavorativa. Lo stipendio, dato direttamente dall’Asl, sono poche decine di euro ma serve comunque a dare al disabile uno stimolo e la soddisfazione di rendersi utile.

Fino a dicembre Francesco, che è comunque sposato, lavorava in un supermercato. Ma a fine anno questo ha chiuso e lui si è ritrovato disoccupato. Ad anno nuovo, dopo le vacanze di Natale, la madre e gli assistenti sociali, oltre al team della psichiatria della Asl, si mettono dunque alla ricerca di una nuova collocazione per Francesco. E inizia il calvario.

I privati, infatti, sbattono la porta. Spunta dunque l’ipotesi di inserire Francesco in Comune. «Sembrava fatta – spiega la madre –. L’assistente sociale mi disse che aveva parlato con chi di dovere e che aspettava una risposta. Ma le settimane passavano e noi non avevamo risposte».

La signora va di persona in comune per chiarire la cosa, ma ottiene solo risposte vaghe e in contraddizione con quanto riferiscono gli assistenti sociali. «Dissi: se non ce lo volete, almeno ditelo». Intanto riparte la ricerca con i privati, ma è un nuovo buco nell’acqua. E ad oggi, quattro mesi dopo, Francesco sta ancora aspettando.

«Oltre alla frustrazione per sentirsi rifiutato – spiega ancora la madre – non può contare nemmeno su quel piccolo stipendio che a lui, che vive in affitto con la moglie, faceva comunque comodo».

Martedì la signora incontrerà il sindaco che, però, al Tirreno anticipa che «l’inserimento lavorativo è possibile ma non automatico, poiché dipende e dal tipo di disabilità della persona e dalla disponibilità di un posto compatibile con le nostre mansioni».

Un incontro confermato anche dall’Asl che spiega che il paziente è seguito da tempo dai servizi psichiatrici e che «l’inserimento lavorativo è stato deliberato già a gennaio e sono in corso le verifiche per individuare una struttura che sia adatta ad accoglierlo in base alle sue abilità. Non avendola trovata, la prossima settimana c’è un incontro con il Comune».

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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