Il Tirreno

Grosseto

«Edilizia, si premi chi ristruttura»

Dopo Buzzetti interviene Stefania Laurenti chiedendo correzioni al regolamento urbanistico: «Basta speculazioni»

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GROSSETO. Il regolamento urbanistico di Grosseto, nato da poco, già ha bisogno di modifiche. Ci sono voluti anni, ma l’impressione è che lo strumento sia nato vecchio. Nei giorni scorsi era intervenuto chiedendo modifiche il consigliere comunale Davide Buzzetti (Pd). Oggi è Stefania Laurenti, anche lei del Pd, a chiedere modifiche. E anche di superare la legge regionale della Marson.

«Purtroppo – scrive – alle politiche economiche non sono seguite idonee politiche di gestione del territorio. Il periodo medio infatti di approvazioni di un piano strutturale e di un regolamento urbanistico è di circa 6 anni, periodo che in alcuni casi con particolarità di pregio ambientale, si allunga a 10 anni rendendo così le politiche territoriali assolutamente non compatibili e non sensibili alle mutate esigenze della società. Si devono quindi rivedere le tempistiche per l'approvazione dei piani territoriali che non sono assolutamente oggi compatibili con l'evoluzione sostanziale e veloce della società e non solo».

C’è stato un ricorso di numerosi cittadini per quanto riguarda le regole per Cav e Rta. «Nel caso specifico del ricorso, dobbiamo far presente che la legge regionale non distingue tra alberghi ed Rta, ma anzi rapporta le strutture turistico alberghiere a standard urbanistici, e come tali, anche in deroga alle norme del piano. Andrà quindi rivisto, a mio avviso, l'inserimento dell'articolo 96 che bloccherebbe fenomeni come la trasformazione di volumi alberghieri in volumi edilizi».

E poi la legge Marsom. «La Regione invece che perseguire le mutate esigenze territoriali sta, con le modifiche del legge 1/2005 disegno Marzon, perseguendo politiche accentrative che comporteranno un ulteriore allungamento dei tempi necessari alla programmazione territoriale e quindi la totale incapacità delle nuove norme a soddisfare i bisogni della società civile. Ne ci si venga a dire che ciò si è reso necessario per il poco scrupolo forse di alcuni amministratori locali; le “vergini e i puri”", non sono di questo pianeta. In un momento di contrazione economica, non ci si venga a dire che vi è ancora interesse nell'edificare e costruire; anche in questo senso si devono rivedere le politiche delle costruzioni. Non si può pensare che il costo di costruzione sia pari a circa 800 euro al metro quadro e il costo di vendita sia invece a 3000 euro. Gli enti locali devono intervenire per evitare tali fenomeni speculativi. Nela nostra città vi sono interi quartieri ultimati ma sinistramente vuoti ed altri ancora si continuano a costruire. Si deve porre un freno a questa follia edificatoria».

«Da ciò quindi se ne deduce che, occorre programmare alloggi di piccole dimensioni per coppie di giovani e di anziani, occorre anche far fronte al problema degli opifici post industriali che contornano la città e risultano inutilizzati. Non è più pensabile costruire nuove e pesanti aree commerciali in territorio aperto. Non servono alla città, non servono ai cittadini e nuociono al territorio. Lo strumento urbanistico dovrebbe quindi consentire la costruzione di nuovi opifici industriali previa fideiussione per la loro demolizione nel momento in cui ne viene meno la destinazione d'uso o il loro riutilizzo con vendite bloccate al costo pari a quello di realizzo rivalutato all'epoca di vendita».

«Le politiche abitative invece si dovrebbero articolare su un fabbisogno a breve termine, 15 a 20 anni, e un fabbisogno a medio termine 30 - 35 anni. A breve termine ci si riferisce al fabbisogno di anziani e giovani coppie a medio termine per i nuclei familiari formati con figli. È ovvio che a fronte di tali necessità l'unica politica abitativa perseguibile risulta quella della ristrutturazione edilizia ed il recupero a fini abitativi. Si deve quindi premiare le politiche della ristrutturazione con divisioni di unità immobiliari, magari introducendo tali attività con esclusione degli oneri di urbanizzazione, ma facendo pagare la sola componente costo di costruzione e soprattutto incentivare gli affitti a prezzo equo. Con ciò si persegue ad esempio, tassando in modo importante la seconda casa ai fini fiscali e applicando la nuova imposta (tasi) all'1% sui fabbricati dati in affitto».

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