Automobilista condannato per il parcheggio conteso
Lite prima della messa davanti alla parrocchia con uno schiaffo e sputi in volto Il giudice sospetta la falsa testimonianza della moglie e manda gli atti in Procura
FOLLONICA. La storia è quella di un parcheggio conteso. Un'auto che posteggia, il conducente di un'altra vettura che non ci sta, la discussione per chi doveva sistemarsi lì. Fino a qui le versioni convergono. Poi si separano insanabilmente. Da una parte una donna di 53 anni che racconta di essere stata strattonata, spinta verso l'auto, colpita al volto con uno schiaffo. Dall'altra un uomo di 80 anni che sostiene, anche con la testimonianza della moglie, di essere stato offeso quando cortesemente aveva chiesto di poter avere libero quel posto e che non aveva fatto alcun gesto e tanto meno aveva sputato.
Il giudice Muscogiuri ha dato ragione alla donna. E non solo ha condannato il follonichese Lido Pucci, l'ottantenne appunto, per tentata violenza privata a 8 mesi, ma ha anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura per la presunta falsa testimonianza della moglie di lui. Il giudice ha subordinato la sospensione della pena al risarcimento del danno subìto dalla donna, Daniela Casagli, costituitasi parte civile (5mila euro - più 2.700 euro di spese).
Il 5 luglio 2009 era domenica e la donna si stava recando alla messa insieme alla figlia. Secondo la ricostruzione emersa nel dibattimento, quando Casagli aveva posteggiato vicino alla parrocchia, al finestrino di destra si era affacciato un uomo che aveva sostenuto di essere stato in attesa di quel posteggio. Quando la donna aveva rifiutato di lasciargli il posto, l'uomo poi identificato come Pucci avrebbe dato in escandescenze, sbattendo lo sportello dal quale stava scendendo la figlia e minacciando di romperlo. Poi l'uomo avrebbe fatto il giro dell'auto e avrebbe dato un ceffone alla automobilista e le avrebbe anche sputato addosso una o due volte. Una donna (la moglie) era poi intervenuta per portare via Pucci che avrebbe urlato una parolaccia, come già sarebbe avvenuto in precedenza. Era stata la figlia ad annotare la targa dell'auto, poi comunicata ai carabinieri intervenuti sul posto. Testimoni aveva assistito alla scena e avevano anche dato un fazzoletto alla Casagli, per pulirsi.
La moglie ha dato una versione opposta, sostenendo che il marito non aveva offeso ma che era stato offeso, che lui aveva solo gentilmente chiesto di poter posteggiare lì e che non c'erano affatto testimoni. Aveva anche sostenuto che il marito era convalescente e non aveva complete capacità motorie: impossibile quindi che avesse potuto compiere i gesti di cui era imputato.
Ma il giudice ha ritenuto non veritiera la versione della moglie. Precise e attendibili le cinque testimonianze dei presenti (la persona offesa, la figlia, due passanti e un carabiniere). E sostiene che Pucci non era affatto impedito nei movimenti: l'infortunio di caccia risaliva a sette mesi prima, la prognosi era stata di 40 giorni. E che sia stato Pucci a essere presente lì, nota il giudice, lo conferma la stessa moglie con la sua testimonianza, «in mancanza della quale l'imputato avrebbe dovuto essere mandato assolto per insufficienza della prova che avesse commesso il fatto». Insomma, una testimonianza che si è ritorta contro la coppia, vista la condanna dell’uomo e visto l’invio degli atti per la presunta falsa testimonianza in aula della donna.
Adesso la difesa può proporre appello.
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