Il Tirreno

Grosseto

settore in crisi

Chiude l’ultima azienda rimasta a Cinigiano «Non c’è futuro»

GROSSETO. Culmina con la chiusura delle imprese il dramma degli allevatori stretti fra prezzi del latte irrisori e predazioni inarrestabili. E ultima di un elenco listato a lutto per l’economia...

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Culmina con la chiusura delle imprese il dramma degli allevatori stretti fra prezzi del latte irrisori e predazioni inarrestabili. E ultima di un elenco listato a lutto per l’economia maremmana, chiude un’altra azienda di allevatori a Campagnatico, l’allevamento di David Beretta, ultima realtà imprenditoriale sopravvissuta da 15 aziende che erano a presidio del territorio, fino a pochi anni fa.

Una dietro l’altra hanno chiuso tutte, ma il campanello d’allarme nessuno l’ha sentito. La bizzarria delle stagioni, il prezzo del latte e soprattutto le predazioni hanno costretto gli ultimi presidi di una fascia di territorio compresa fra Campagnatico e Paganico, ad appendere la chiave al chiodo. L’ultimo a farlo è David Beretta, 42 anni con un figlio di 14, che 20 anni or sono arrivò da Milano al Podere Campini, nella zona delle Lupaie di Campagnatico, spinto dalla passione per l’agricoltura e l’allevamento. «Risistemai il podere e costruii la stalla, mi piaceva tanto quell’idea e quel lavoro. C’era la passione e la speranza. Tutto andò bene nei primi anni, poi sono arrivate le complicazioni. Quel gregge per cui spendevo tutto il mio tempo, senza feste e senza ferie - racconta - cominciava ad essere attaccato dai predatori. Intanto il prezzo del latte scendeva e i miei sacrifici non valevano a nulla. Attacchi sopra attacchi. Ben 5 negli ultimi periodi. La scelta di chiudere è stata difficile, ma adesso ho deciso. Finisco la stagione perchè ho ancora un po’ di fieno e non lo voglio sprecare. Ho un figlio di 14 anni e non credo che ci sia speranza per lui in questo settore. Mi manterrò andando alla macchia o facendo lavori occasionali. Sempre meglio che vegliare tutto il giorno a difesa del gregge, lasciato solo da chi, invece, dovrebbe proteggerci». Nella zona c’erano una quindicina di aziende, vent’anni fa. Ora sono tutte chiuse. «Io sono rimasto l’ultimo, in un settore una volta trainante - dice - ma adesso non ce la faccio più. Credo che qualcuno dovrà rendersi conto, prima o poi, che quell’economia di allevamento che contraddistingueva questa Maremma sta morendo. I giovani non scelgono l’allevamento e li capisco, perché con queste scelte politiche non c’è futuro. Si perde ricchezza, così, si perde identità, e comunque, anche se nell’indifferenza di chi deve custodire gli interessi delle comunità e dell’economia, io chiudo». Intanto, anche nel mancianese, altra zona particolarmente colpita dalle predazioni, ha chiuso in questi giorni l’azienda Sartucci, una delle più note della zona di Montemerano: «È fra le ultime chiusure - commenta Virgilio Manini che sta tenendo il polso della situazione - Vogliono insegnare a noi allevatori nuove tecniche di allevamento che comprendano la convivenza col lupo e gli altri predatori ma è una beffa, questa, bella e buona. Sartucci non c’è stato. Ha chiuso e la lista di chi fa questa scelta si allunga sempre più». (f.b.)

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di Redazione web