Finanza
«Il muro non serve, dragate il fiume»
A Istia nasce un comitato e avvia una petizione: in 200 chiedono a Comune e Consorzio di cambiare strategia
ISTIA D’OMBRONE. Un po’ come coprirsi il capo con una mano mentre piove a dirotto: è inutile. Ecco, più o meno è questa l’idea che buona parte dei residenti di Istia ha del muro preannunciato (sin dal 2010) dal presidente del consorzio di bonifica Toscana sud, Fabio Bellacchi. L’opera dovrebbe preservare il paese dalle piene dell’Ombrone. Ma il folto gruppo di cittadini è di tutt’altro avviso. Per questo, non solo è nato un comitato ad hoc e un profilo Facebook (comitato pro-bonifica di Istia d'Ombrone), ma è stata avviata pure una petizione. E il risultato ha del clamoroso: ben 200 residenti della frazione e dintorni quell’opera non la vogliono e attaccano un altro comitato locale, quello nato tempo fa anche per “spingere” l’avvento del muro. «Riteniamo opportuno che gli enti incaricati ai lavori di risanamento e prevenzione di ulteriori danni sul territorio debbano fare una seria e mirata riflessione sulla decisione di dare avvio a tale opera. Il comitato che sarebbe nato a sostegno dell'impresa in questione è costituito, infatti, da un numero irrisorio di persone rispetto ai residenti della zona di Istia ponte e dei dintorni del paese stesso che hanno subìto allagamenti nelle abitazioni». Ecco perché i 200 si chiedono «il motivo di tale decisione, considerato che questa costruzione danneggerebbe ulteriormente altre abitazioni e proprietà in caso di alluvione». Nella lettera corredata di firme, inviata a presidenti di consorzio, Provincia, Regione, sindaco e assessori ai lavori pubblici e all’ambiente, il comitato pro bonifica chiede che «Gli enti preposti si assumano la responsabilità di mettere al sicuro tutto il territorio circostante il paese, come promesso dal presidente del consorzio bonifica nelle varie interviste rilasciate». Ben altra cosa rispetto al muro alto un metro e mezzo e lungo 300. Un’opera vista dai 200 istiani come qualcosa a beneficio di pochi. «Durante le alluvioni del novembre 2012 e dell’ottobre 2013 sono state inondate, allo stesso modo che nel ’66. Zone che in precedenti inondazioni venivano appena sfiorate dalle acque del fiume». Insomma, dal comitato si dicono «Ben consapevoli del fatto che il clima è cambiato e che le cosiddette bombe d’acqua sono sempre più frequenti, consideriamo indispensabile, a maggior ragione, risanare al più presto il nostro territorio, poiché riteniamo opportuno che il denaro versato da tutti per le tasse venga speso per la collettività e non per pochi privilegiati». Se non con il muro, come può quindi essere arginata la furia dell’Ombrone? Per i referenti del comitato l’alveo del fiume non esiste più da quanto è colmo di detriti accumulati ormai da anni, «Così come le zone di golena, destinate al ricevimento delle acque in caso di esondazione». Ecco perché i 200 hanno siglato la lettera che chiede un incontro pubblico tra il sindaco, il presidente del consorzio di bonifica e i residenti. Un’occasione per affrontare il problema e chiarire le ragioni che hanno spinto le istituzioni a muoversi verso l’idea del muro. Anche perché «A dragare il fiume non ci vuole nulla». Un intervento in questo senso, va detto, il presidente Bellacchi l'ha anticipato ieri proprio sul Tirreno. Ma per il numero uno del consorzio la pulizia accurata dell'Ombrone non è cosa che può essere fatta da qui a breve. Mentre il muro può sorgere entro qualche mese. Un po’ come coprirsi il capo con una mano mentre piove a dirotto? A dirlo sarà il tempo. E pure l'incontro con i residenti.
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