Il dolore
Contro la crisi scoppia il boom dei “caffè sospesi”
A Grosseto c’è chi non può permettersi neppure di andare al bar, ma in compenso si diffonde una nuova moda sociale lanciata da un’associazione. E sono numeri record
Qualcuno l’ha ribattezzato un “virus”, un contagio che si sta propagando in tutta la città, per una volta senza far danni o provocare sintomi malefici, anzi: contribuendo a diffondere una cultura dell’altruismo e della generosità. Si chiama “caffè sospeso” e da due settimane sta colonizza il capoluogo. Un boom.
Funziona così. Chi vuole può entrare in un bar e lasciar pagato un caffè. Così i “bisognosi”, i clochard, chi non arriva a fine mese e non ha soldi neppure per uno sfizio così minuscolo, entrando in quel bar potrà consumare un caffè gratuitamente.
Basta chiedere se vi sono caffè che aspettano d’essere consumati: il barista (quadernino alla mano) vi risponderà.
Una “moda” che arriva da Napoli, città dominata dalle differenze sociali, e che a Grosseto, rilanciata da Straight to the point proprio in queste settimane, sta spopolando. In poco tempo, su input dell’associazione che ha “battuto” i vari bar chiedendone l’adesione, hanno dato l’ok tra le 10 e le 15 attività, tra cui il Central Perk in via Stati Uniti, il bar Ristretto nella stesa via, lo Smile di via Ferrucci, il Garden Caffè in via Gramsci, il Nord Est in via della Repubblica, il bar Siracusa, il bar Awagana al centro commerciale Gorarella, il bar Allegro e sicuramente molti altri: i numeri sono in crescendo. Si calcola anche che i grossetani abbiano lasciato “in sospeso” (ovvero pagato) almeno 150 caffè per i bisognosi. In fondo non è che un regalo agli sconosciuti meno fortunati di noi. Silvia Vannuccini, barista del Central Perk, sventola un quadreno dove ha appuntato tutto. «Ho 9 caffè in sospeso e 5 che ho già pagato. Una signora ha gradito così tanto l’iniziativa che ha voluto lasciare in sospeso un pasto intero».
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