La manifestazione
Controlli in mare, scatta la protesta
La guardia costiera fa alzare la rete di un motopesca: la flotta resta agli ormeggi. «Rischiano centinaia di famiglie»
PORTO SANTO STEFANO. «Volete che rimaniamo con le barche in banchina e con i documenti in capitaneria per disarmo? Se si continua a operare come in questi ultimi tempi saremo costretti a farlo. Ma attenzione: avrete qualche centinaio di famiglie senza reddito e l’indotto in crisi profonda. E per indotto intendiamo quello che riguarda settori importanti, da quello commerciale a quello artigianale, dalle officine ai cantieri navali, ai costruttori delle reti da pesca».
Protesta la flotta peschereccia di Porto Santo Stefano, e lo fa lasciando le barche ormeggiate in banchina e gli equipaggi a terra. Questo hanno fatto ieri i pescatori, con una protesta innescata dal fatto che martedì pomeriggio una unità della guardia costiera, ha controllato un motopesca facendogli salpare la rete che aveva in acqua.
A quanto sembra la rete non era corrispondente alle caratteristiche dimensionali previste dalla normativa vigente, per cui la guardia costiera ha redatto a carico dell’unità da pesca, un salatissimo verbale.
Normale attività per la guardia costiera, quella di far rispettare le regole. Ma la cosa ha scatenato la rabbia degli armatori: tutti hanno deciso di manifestare in piazza.
Ieri mattina, una folla composta da pescatori e armatori, alcuni dei quali con le loro famiglie, sono andati prima al comando dell’Ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano e poi, avendo saputo che il comandante si trovava alla direzione marittima di Livorno, sono andati in comune dove sono stati ricevuti dal sindaco Arturo Cerulli e dagli altri amministratori.
Questi hanno ascoltato le lamentele dei pescatori, hanno promesso il loro interessamento, ma non hanno potuto fornire altri elementi, se non quello di combinare un incontro tra Comune, autorità marittima erappresentanti della pesca a strascico per sabato prossimo, alle 10.30 in capitaneria di porto.
La manifestazione, che si è svolta tutto sommato in modo pacifico, a quel punto è terminata. «Le nostre piccole aziende – spiega un pescatore – non ce la fanno più. Eravamo già in difficoltà prima della crisi nazionale, figuriamoci ora. Pensate che una barca di medie dimensione consuma anche 600 euro di carburante al giorno e porta a terra, quantità e qualità di pescato per un valore che spesso non copre questa cifra. Aggiungeteci le ulteriori spese e poi diteci se possiamo continuare ad uscire in mare».
Una situazione tutt’altro che brillante, per un settore vitale dell’economia del Promontorio anche se, non v’è dubbio, le regole vanno rispettate. «Almeno ci lasciassero lavorare in pace – aggiunge però un altro armatore – ci controllino dopo il nostro rientro in porto, non ci facciano tirare le reti a bordo quando siamo in pesca, è una operazione che ci toglie tempo per noi prezioso».
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