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l’altra PROPOSTA

Un capannone tutto nuovo per la Newco dei Calugi

GROSSETO. Si sarebbe potuta chiamare Nuova Mabro srl, la società che avrebbe rilevato tutte le maestranze creata attraverso una newco da Alessandro e Massimo Calugi. I due imprenditori empolese il...

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Si sarebbe potuta chiamare Nuova Mabro srl, la società che avrebbe rilevato tutte le maestranze creata attraverso una newco da Alessandro e Massimo Calugi. I due imprenditori empolese il primo, pistoiese il secondo, la scorsa settimana avevano incontrato sia l’assessore regionale Gianfranco Simoncini che il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi e i rappresentanti della Provincia. A loro interessavano soprattutto le maestranze. Per il resto, la proposta formulata era quella dell’acquisizione del marchio, delle rimanenze di magazzino e dello spaccio aziendale e anche dei macchinari per una cifra pari a trentamila euro più iva. Inoltre, avrebbero anche preso in affitto il capannone di via Senese per due anni, a un prezzo che sarebbe stato stabilito però solo dopo una perizia in contraddittorio. Una scelta questa, che avrebbero fatto grazie al sostegno della Regione Toscana alla quale chiedevano un contributo a fondo perduto per la copertura del 50% degli investimenti che dovevano essere realizzati per costruire un nuovo capannone di seimila metri quadrati nel Comune di Grosseto, per l’acquisto di nuovi impianti e macchinari e investimenti necessari al rilancio della Mabro sia sui mercati nazionali che internazionali. L’altra metà degli investimenti, avrebbero cercato di ottenerli dalle banche attraverso una garanzia fidejussoria sempre emessa dalla Regione. E anche sull’attuale sede della Mabro, sulla fabbrica che è stata teatro di tantissime battaglie da parte delle vestaglie azzurre, gli imprenditori Calugi hanno messo nero su bianco le loro condizioni. Per due anni, la sede della società sarebbe dovuta restare lì, pagando un canone di affitto annuale di cinquantamila euro. In questo modo, la produzione avrebbe potuto riprendere senza troppi scossoni, in attesa che fosse stato pronto il nuovo insediamento industriale.

Alle istituzioni, Alessandro e Massimo Calugi forti di altre aziende in Toscana e di un portafoglio clienti composto dalle maggiori griffes francesi dell’alta moda, avevano spiegato anche il modo e i tempi di assunzione del personale: i 216 dipendenti della Mabro sarebbero stati assunti via via che sarebbero aumentati i capi da confezionare.

Offerta, questa, che però non sarebbe per ora entrata tra quelle prese in considerazione dal commissario giudiziale che ieri nella sua relazione ha fatto il nome di Salvadori e della Bls. Ora, le carte saranno scoperte quando verrà messa a bando la vendita della Mabro: in quel caso, si potrà capire se ci saranno altre società interessate alla fabbrica delle vestaglie azzurre.

(f.g.)

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