Sicurezza
Ubriaco a 13 anni tenta di uccidersi
Da una settimana obbligava la mamma a comprargli lattine di birra minacciando di gettarsi giù dalla finestra
GROSSETO. A 13 anni aveva assaggiato la birra e gli era sembrata buona. A 39 anni, a sua madre non era sembrata strana la richiesta di suo figlio: andava al supermercato e acquistava le lattine da quaranta centesimi ciascuna. Non quella da un euro, che pesava sul bilancio familiare per soddisfare le esigenze di suo figlio. Da una settimana andava avanti così nell’appartamento di quella famiglia romena dove due pomeriggi fa sono arrivati gli agenti della squadra volante. Dove hanno trovato il ragazzino ubriaco che minacciava di uccidersi con un coltello dopo che per tutta la settimana aveva tenuto sotto scacco la madre, dicendole che se non gli avesse procurato birra, si sarebbe gettato dalla finestra.
Siamo a Grosseto, in una strada vicina alle mura delle città. In un appartamento dove la stanza del ragazzino era completamente ricoperta di sporcizia: i letti sfatti, birra sul pavimento, mozziconi di sigaretta e cenere, confezioni di mortadella aperta e gettata per terra, un rotolo di carta stagnola per alimenti, confezioni di merendine scartate, lattine di birra vuote e schiacciate, panni sporchi. Solo nella stanza del ragazzino: il resto della casa, era invece in ordine.
A segnalare quello che stava succedendo dentro l’appartamento, erano stati gli operatori del 118. Quando i sanitari sono entrati in casa hanno trovato infatti il bambino asserragliato in camera e la madre che cercava di stringerlo contro la porta della stanza per tenerlo fermo. In mano, aveva un coltello che era riuscita a togliere al ragazzino che stava minacciando di utilizzarlo per uccidersi. È servito l’intervento degli uomini delle volanti per far uscire da quell’angolo il tredicenne che è andato a rannicchiarsi sul suo letto, calandosi subito il cappuccio della felpa nera che aveva indosso sugli occhi. Non voleva parlare con i poliziotti. Con i suoi jeans sopra il ginocchio strappati sul sedere, la felpa nera e rannicchiato, il bambino non ha nascosto i suoi stati d’animo: stizzito, disorientato, confuso. E poi silenzioso, chiuso in un mutismo impenetrabile. È stata la madre a raccontare agli agenti quello che era successo nell’appartamento, dove c’era anche la sorella più grande del ragazzino. La donna ha spiegato che suo figlio non andava a scuola da oltre un mese e che da una settimana non faceva altro che bere birra. E tanta birra ne aveva bevuta anche due giorni fa. L’alcoltest ha segnato un limite di 0,74. E i segni dell’ubriacatura erano sotto gli occhi di tutti, compresi quelli del medico del 118 che non è riuscito a parlare con il tredicenne: il bambino, di fronte ai poliziotti e ai sanitari, non faceva altro che sghignazzare e ridere insieme alla madre, parlando nella loro lingua per non farsi capire.
Alla fine però, il tredicenne si è fatto convincere ad andare al pronto soccorso pediatrico del Misericordia, dov’è tuttora ricoverato. Poco dopo, la scientifica è tornata nell’appartamento per fotografare la situazione, ma la stanza del ragazzino era stata completamente ripulita. In questura, la donna è stata denunciata per maltrattamenti e il caso è stato segnalato al Codice rosa. La madre, non contenta, se l’è presa anche con i poliziotti: spiegando che in Romania picchiava tranquillamente il figlio che beveva litri e litri di birra, senza che nessuno avesse qualcosa da ridire.
@francegori
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