Sicurezza
Lite in Tribunale dopo l’udienza
Urla e polizia, alterco tra il figlio di un imputato per minacce e la parte offesa
GROSSETO. Hanno litigato fuori dall'aula, a udienza conclusa, proprio mentre era in corso un tentativo di conciliazione. Hanno alzato la voce, in Tribunale si sono sentite urla, dall'aula è uscito il giudice dopo essersi tolto la toga, è stato chiamato il 113 e la vicenda si è conclusa soltanto dopo qualche decina di minuti, con l'equipaggio che ha preso le generalità dei due "contendenti". «Mi ha minacciato», ha detto in lacrime la donna. E nei prossimi giorni potrebbe decidere di sporgere denuncia.
Tra di loro, vicini di casa, c'è una tensione altissima. E non è un caso se l'imputato è a giudizio per minacce, aggravate secondo l'accusa anche dall'uso di un coltello che sarebbe stato puntato alla gola. Ma a litigare ieri mattina sono stati il figlio dell'imputato e la parte offesa. Davanti al giudice Marco Mezzaluna si era conclusa da poco l'udienza filtro, con il magistrato che aveva rinviato le parti a luglio per il proseguimento, fissando le audizioni dei testimoni. Fuori dall'aula A, l'avvocato dell'imputato aveva scambiato due parole con la parte offesa per trovare una soluzione alla vicenda conflittuale che aveva dato origine al procedimento, anche se il reato in quanto tale è procedibile d'ufficio. La donna si era dichiarata disponibile e il legale aveva accolto con favore l'apertura di credito della donna; la quale aveva però aggiunto che i problemi di vicinato ci sono e sono talvolta gravi, al punto che lei si sente minacciata. Forse preda di una tensione accumulata nel tempo, la donna si è improvvisamente alzata dalle panche fuori dall'aula e si è diretta verso il figlio dell'imputato, che assisteva tranquillamente col padre poco distante, in attesa che l'avvocato terminasse la conversazione: anche il figlio si è avvicinato e lì sono nate le prime scintille. Solo verbali, ma entrambi hanno alzato la voce, fino a che la donna ha urlato. Parole forti, con un tono di voce udito in tutto il Tribunale. La donna ha urlato «mi ha minacciato», si è messa a piangere, mentre la figlia cercava di tenerla calma.
Il giudice, che stava continuando a tenere udienza nell'aula A, ha capito che stava succedendo qualcosa ed è uscito precipitosamente dall'aula (già tempo fa gli era capitato di sedare un alterco con un imputato che aveva tentato di scagliarsi contro un testimone). Ha fatto chiamare il 113, poiché in Tribunale non vi era il presidio dei carabinieri e poco dopo è arrivata la pattuglia. Gli animi si erano rasserenati, nel frattempo, ma è prevedibile che qualche strascico possa esserci.(p.s.)
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