Il Tirreno

Grosseto

Batignano e Grosseto accolgono i 37 migranti

di Francesca Ferri
Batignano e Grosseto accolgono i 37 migranti

Iniziati ieri i trasferimenti nella frazione, altre 14 persone staranno in via Trento La palestra torna libera. Il prefetto: i Comuni devono individuare delle strutture

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GROSSETO. Aprire la porta e trovare una stanza luminosa, un letto pulito, un tavolo dove sedersi assieme come una famiglia. Ventitré dei quaranta (non quarantasette come detto nei giorni scorsi) migranti arrivati venerdì in provincia di Grosseto, hanno lasciato ieri la palestra di Marina di Grosseto e hanno preso posto, come annunciato, nell’ex asilo di Batignano, paesino di 400 anime in tutto che, dunque, torna ad ospitare migranti, come già nel 2011. La struttura è di proprietà della diocesi che si è accollata l’ospitalità dei migranti, ed è gestita dalla cooperativa Solidarietà e crescita.

Sciolto anche il dilemma di dove ospitare gli altri quattordici (tre ragazze si sono allontanate la sera stessa dell’arrivo). Solo alle 12 di ieri la prefettura ha individuato una struttura di via Trento a Grosseto, gestita dalla cooperativa Uscita di Sicurezza, dove i migranti arriveranno oggi pomeriggio.

I migranti, tutti africani di varie nazionalità, sono sbarcati con altri 3.500 la scorsa settimana a Lampedusa e sono stati indirizzati a gruppi di quaranta in ogni provincia. In questi primi giorni trascorsi nella palestra di Marina, struttura individuata dalla Protezione civile del Comune per la prima accoglienza d’emergenza, sono stati visitati e le loro condizioni sono state giudicate buone: non ci sono casi di malattie o epidemie. Identificato anche l’uomo di cui in un primo tempo non si conosceva la nazionalità. È della Guinea. Quindi i profughi sono: 10 pakistani, 6 ghanesi, 14 nigeriani, 2 malesi, un ragazzo della Guinea e i 4 eritrei rimasti, dopo la fuga delle tre ragazze.

La giornata dei ventitré destinati a Batignano (pakistani e nigeriani, di cui fanno parte tre nuclei familiari: 3 sorelle e due coppie di coniugi) è iniziata di buon mattino quando sono partite le lunghe operazioni di fotosegnalazione e riconoscimento in questura.

L’ex asilo è stato riallestito a tempo di record dopo che, alla partenza dei precedenti “inquilini”, libici arrivati nel 2011 e andati via nel 2013, erano sparite suppellettili e arredi. A dare una mano alla coop Solidarietà e crescita per velocizzare l’allestimento sono arrivati nei giorni scorsi i volontari della Croce rossa e personale del Comune di Grosseto.

Il prefetto, Anna Maria Manzone, ieri ha voluto ringraziarli nel corso della conferenza stampa a cui ha partecipato anche il sindaco Emilio Bonifazi. E ha ringraziato anche tutti coloro che sono stati coinvolti nell’accoglienza, a partire dal sindaco stesso, il Coeso Società della Salute, la Croce rossa, la Caritas, l’Asl, i vigili del fuoco «e anche la cittadinanza – ha spiegato Manzone – perché c’è stata una vera gara di solidarietà con gente che ha portato indumenti, scarpe e perfino teglie di pizza».

Quanto alla struttura di via Trento, i quattordici migranti qui destinati (tra di loro i ghanesi e i malesi, che hanno chiesto di stare insieme per affinità di cultura e vicinanza geografica, e gli eritrei) arriveranno oggi nel pomeriggio, dopo la fotosegnalazione. Tra di loro c’è anche l’unico bambino del gruppo, Raduan, 6 anni, il piccolo eritreo che vi arriverà con il padre e la madre, incinta all’ottavo mese, e una connazionale.

«Dopodiché – ha annunciato Bonifazi – la palestra sarà pulita e sanificata e non verrà più usata per accogliere migranti. Ormai la stagione estiva è alle porte ed è necessario trovare un’altra sistemazione. Speriamo che il ministero non impieghi tempi da era geologica per riconoscere lo status di rifugiati». È questo adesso il dilemma più grosso. Ma non il solo. Che succede se riprendono gli sbarchi e arrivano altri migranti?

«A gennaio – spiega il prefetto – inviammo una lettera a tutti i comuni per sapere se erano disponibili a offrire strutture d’accoglienza e un pacchetto di servizi per l’ospitalità. Nessuno di loro ha risposto. Rispose solo la diocesi. Ora ricontatterò le amministrazioni perché si trovino questi posti, prima di dovermi rivolgere ai privati». L’ultima esperienza di questo tipo fu fatta negli anni Novanta quando arrivarono i migranti albanesi. In quell’occasione la prefettura requisì due campeggi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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