Sicurezza
«Il mio Comune portato in giro come un esempio»
Dopo dieci anni da sindaco Maurizio Bizzarri traccia un bilancio: lascio un’Amministrazione sana
SCARLINO. Dieci anni di “bizzarrie”. Due mandati scanditi da ordinanze, come quella sul crocifisso nelle scuole o quella sui gavettoni a Ferragosto; da battaglie, contro animalisti e Lav; da primati, vedi l’Ici fatto pagare alla chiesa sulle case vacanza a Pian d’Alma e il fatto che Scarlino è stato il primo comune maremmano a introdurre la tassa di soggiorno («poi mi sono venuti tutti dietro» dice). Anni di polemiche, sulla segretaria Cgil Susanna Cammusso e sulla pena di morte, di momenti brutti, come la scomparsa di due assessori nel giro di un’estate, Enio Zanaboni e Letizia Franchina, ma anche di pesci d’aprile su facebook. Il cognome calza a pennello. «Ho fatto il sindaco con il massimo della responsabilità. Sono stato severo senza sentimentalismi, pretendendo da collaboratori e uffici. Forse sono stato più dolce con i nemici che non con gli amici. Ho parlato con tutti: alcune erano davvero delle grandi persone, altre invece erano solo importanti». Maurizio Bizzarri è nel suo ufficio all’ultimo piano del municipio. Sulle mensole alle sue spalle ci sono le foto della Rocca pisana, della regina Elisabetta d’Inghilterra e di Gerolzhofen, il piccolo comune tedesco con cui Scarlino è gemellato. «Bei tempi quando potevamo fare i gemellaggi – dice – Oggi i sindaci non hanno più le risorse per avere delle idee». Per lui, terminati due mandati, è arrivato il momento di deporre la fascia tricolore. Era il 1995 quando è entrato per la prima volta in consiglio comunale e da allora, passando per vari ruoli, non ne è più uscito. «Nel ’99 ho preso 225 preferenze: record imbattuto».
E adesso cosa farà? «Torno al mio lavoro».
Basta politica? «Non intendo propormi per nessun ruolo amministrativo, ma non lascio la politica. Sono nella segreteria nazionale del Pd e anche nell’esecutivo provinciale con delega alle attività produttive. Comunque, resto a disposizione del partito».
In molti la vedevano già in Provincia. «Non nascondo che se ci fosse stato modo, mi sarebbe piaciuto portare per la prima volta un assessore scarlinese a palazzo Aldobrandeschi. Quello poteva essere uno stimolo, ma c’è stata la riforma».
Cosa lascia dopo due mandati? «Un Comune con personale preparato e qualche nastro da tagliare. In un mandato si riesce a fare poco, in due invece puoi portare in fondo i progetti. Il ridimensionamento urbanistico, ad esempio: siamo riusciti ad approvare sia il piano strutturale sia il piano complesso del Puntone. Abbiamo aperto un asilo nido e una scuola materna, abbiamo fatto il canile, un’isola ecologica, la pista ciclabile, abbiamo riqualificato il centro storico e altro ancora».
Quali sono stati i momenti più difficili? «Il caso della massoneria, a cui abbiamo fatto fronte grazie alla compattezza della maggioranza e alla responsabilità di tutti. E l’incendio all’Agrideco. Un aneddoto sul disastro: quando vidi la nube che si avvicinava a Scarlino Scalo mandai l’autoparlante a dire di chiudere porte e finestre. Allora mi telefonò il prefetto, dicendomi che era un eccesso di prudenza».
E lei cosa rispose? «Che il sindaco sono io e decido io».
Inceneritore: rifarebbe tutto? «Se mi avessero dato retta anziché chiudersi dietro un no a prescindere forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse oggi ci sarebbe un controllo pubblico sull’impianto e anche un ruolo attivo al suo interno, come ha fatto il Comune di Grosseto con le Strillaie. Il mio approccio è stato: se tanto ci deve essere, gestiamolo. Ma la politica a volte è miope. E io non sono stato certo il sindaco dell’inceneritore».
Quanto le sarebbe piaciuto sfidare Monica Faenzi? «Mi avrebbe stuzzicato. Certo è che la sua candidatura dimostra la confusione nel centrodestra scarlinese, senza un candidato locale e ha fatto solo una coalizione per il potere. O Faenzi è poco utile a Roma, oppure pensa di poter fare il sindaco per telefono».
Com’è la squadra del centrosinistra? «È un mix di novità ed esperienza. E sulle capacità di Marcello Stella metterei la mano sul fuoco».
Un cruccio di questi dieci anni? «Avere il progetto e i soldi per costruire la nuova scuola elementare, ma non poter celebrare la posa della prima pietra per tutte le beghe amministrative».
La più grande soddisfazione? «Andare in giro per la provincia e sentir parlare ovunque bene di Scarlino e della sua amministrazione, portata come esempio».
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