Il Tirreno

Grosseto

Rimembranza ed ex ospedale viaggio nel degrado

di Maurizio Bernardini
Rimembranza ed ex ospedale viaggio nel degrado

L’architetto Aureli ci guida in una parte di città lasciata a se stessa: «Un patrimonio abbandonato»

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GROSSETO. Toc toc, c’è nessuno? Cultura, turismo, decoro urbano: la città è un (mezzo) flop. E sarà ora che chi di dovere inizi a darsi una mossa. Ieri abbiamo fatto un giro con l’architetto Roberto Aureli, personaggio che conosce a fondo la storia locale. Camicia, cravatta e tanta rabbia in corpo: il professionista c’illustra le bellezze dimenticate da (e in) un capoluogo intento a sonnecchiare mentre viene pian piano depredato dei propri tesori. È tarda mattina, eppure alla Rimembranza ci sono sì e no un paio di coppie. Il monumento ai caduti è “protetto” da alcuni leoni in marmo di Carrara. «Una ventina di anni fa – racconta Aureli - da lì sgorgava l’acqua. Ne nasceva un ruscello che andava a finire verso l’attuale sistemazione della pro loco e della società storica della Maremma».

Poco più in là un orrendo fil di ferro circonda quella che è la troniera che dà (sui resti) dell’acquario comunale. Non è proprio un bel biglietto da visita per i turisti. Ma è così da anni e nessuno ci fa più caso. Così come in pochi si rendono conto che la passeggiata archeologica «Allestita verso gli anni '60» in quel tratto di Mura è malconcia. «Ci sono sarcofaghi di età etrusca e romana. Molte di queste cose vengono dagli scavi rosellani di villa Passerini, parliamo d’inizio '800. Questo sarcofago – prosegue Aureli indicando uno dei reperti lasciati incustoditi – ha una base e un corpo in nenfro (tufo dell’alto Lazio) e la copertura a spiovente di peperino dell’Amiata. Quest’altra – dice indicando un altro arredo – è un’antica urna cineraria murata». E poi ancora vasi «Delle domus romane, magari venivano utilizzati per pestare le olive» e vasche del corredo di Roselle che alcuni dementi usano come cestini o imbrattano con la vernice. Tante le colonne, in marmo o granito. Una è pericolante. C’è anche un impianto d’irrigazione, «Ma non credo sia mai stato usato». Notiamo alcuni spazi espositivi vuoti: «Speriamo che gli oggetti non siano finiti a casa di qualcuno. Di sicuro qualche reperto molti anni fa è stato messo ad “abbellire” le rotatorie cittadine, come in piazza Volturno». Un insulto all’arte: «Lì nessuno li vede da vicino. Anzi, in molti magari non pensano neppure siano veri. Ce li avessero all’estero tesori di questo genere sarebbero valorizzati». Ma i quattrini, di questi tempi, sono pochi e fare le cose costa. «Eppure basterebbero poche migliaia di euro: illuminazione e qualche targa con delle informazioni per ogni reperto. La collezione, ovvio, dovrebbe essere ricomposta» e magari legata a delle visite guidate per le scolaresche e non. Lo spettacolo alla Rimembranza fa coppia con il sudiciume dell’ex ospedale cittadino. In quegli stanzoni sono nati migliaia di grossetani e vi ha studiato anche il premio nobel per la medicina, Robert Koch. Da anni ci sono le impalcature dei lavori di ristrutturazione, iniziati e mai finiti. Da anni c’è chi parcheggia nell’area verde (vincolata) dove un tempo, accanto alla fontana dei tritoni (sparita), giocavano i bambini del reparto di pediatria. Oggi lì svolazzano piccioni e girellano topi. «Sarebbe stato bene darlo in concessione a dei privati. E invece...». Tutti guai che si trascinano da almeno un paio di decenni. Per carità, le eccellenze ci sono. Ma il battere le mani, portare a termine il compitino e urlare a squarciagola “Bravi! Bravi! Bravi!” Non è un servizio. È ruffianeria. Qualcosa che ricorda quel “Viva il direttore!” del geometra Calboni in Fantozzi. Invece occorre migliorare. Darsi una mossa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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