Finanza
Processo Pesucci, no al consulente del pm
Nomina a superdirigente: il Tribunale non ammette l’esperto. Ascoltati gli uomini della guardia di finanza
CAMPAGNATICO. Colpo di scena al processo per la nomina a superdirigente di Elismo Pesucci, già sindaco di Campagnatico. Il Tribunale non ha ammesso il consulente tecnico della Procura, il dottor Filippo La Fauci, che avrebbe dovuto parlare delle presunte anomalie riscontrate negli atti amministrativi relativi alla nomina. L'esperto è stato escluso dopo l'opposizione dell'avvocato Giuseppe Nicosia, difensore dell'ex sindaco Fabrizio Tistarelli (ieri presente con Pesucci): il legale ha fatto presente che La Fauci avrebbe dovuto parlare di argomenti di diritto del lavoro che non soltanto sono di normale conoscenza dei giudici ma che per Cassazione non possono essere oggetto di consulenza. Un'osservazione cui si sono associati gli altri difensori, Alessandro Oneto (per Emanuele Barone, all'epoca responsabile dell'economato) e Bruno Leporatti (per lo stesso Pesucci), cui ha replicato il pm Stefano Pizza, sostenendo che si tratta di materie specialistiche al pari di appalli e prestazioni professionali. Il collegio (Puliatti presidente, Muscogiuri, Compagnucci) si è ritirato per poco meno di un'ora, pausa pranzo compresa, e ha dichiarato inammissibile la consulenza, in tale materia: lo ha deciso dopo aver letto l’oggetto dell’incarico, dopo aver ammesso a suo tempo il consulente.
Nell'udienza di ieri si è comunque parlato di accordi pre-elettorali e atti di mobilità: erano nei documenti che la guardia di finanza trovò nel computer di Elismo Pesucci. Ne hanno parlato il capitano Alessandro De Meo, fino a tre anni fa comandante della Compagnia della guardia di finanza, che condusse le indagini al Comune di Campagnatico, e il maresciallo Michele Azzi. L'ufficiale ha spiegato che «l'interesse investigativo» nacque nel settembre 2008, al momento in cui fu disponibile la copia forense degli hard disk, «quando capimmo che le nomine erano state preordinate». Quali nomine? Pesucci era alla fine del secondo mandato da sindaco e non poteva quindi essere rieletto. C'erano file in cui Pesucci si impegnava ad appoggiare la candidatura di Simone Simi, già consigliere dello stesso centrodestra, e in cui c'era una promessa di fare di Pesucci assessore. Le lettere di impegno sono del marzo 2007, le elezioni avvennero a maggio. Simi poi rinunciò a correre, ha ricostruito De Meo, e l'accordo portato a termine fu quello di fare Tistarelli sindaco e Pesucci vice. Ma poi Pesucci si dimise a sua volta e fu sostituito dal cugino Liveno. Questo per quanto riguarda la parte politica. E la nomina a superdirigente? Pesucci chiese e ottenne la mobilità da Grosseto a Castiglione della Pescaia, come agente di polizia municipale; a Castiglione rimase solo 13 giorni, poi fu trasferito con medesima procedura a Campagnatico. «Ma nei nostri accessi a Campagnatico non trovammo mai Pesucci nei locali della polizia municipale: era sempre nell'ufficio accanto al sindaco» ha spiegato De Meo. Non ammessa la domanda dell'avvocato Oneto che ha chiesto se Pesucci avesse potuto svolgere il lavoro anche da un ufficio diverso da quello della polizia municipale. Da superdirigente Pesucci restò in carica solo sette giorni, i primi del 2008. Percepì indennità? ha chiesto l'avvocato Leporatti difensore di Pesucci: «non lo so dire, di questo aspetto si è occupato il consulente della Procura». Che però non ha potuto parlare. Nella prossima udienza, a giugno, saranno interrogati gli imputati.
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