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Ai domiciliari con il braccialetto

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Rapina ed estorsione, convalidati i fermi dei due macedoni

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FOLLONICA. «Ora potete andare a fare una passeggiata, siete liberi, a Follonica comandiamo noi». «Noi» corrisponde a una famiglia di macedoni che avrebbe commesso rapine e tentato estorsioni ai danni di connazionali abitanti nel Golfo. Una serie di episodi che ha portato la Procura a formulare l’ipotesi di associazione per delinquere e allo stato di fermo due componenti (e alla denuncia di altrettanti) da parte dei carabinieri della Compagnia di Massa Marittima: il gip Marco Bilisari ha convalidato il provvedimento per entrambi e ha disposto il carcere per Selam Xhaferi, 35 anni, detto “Cassandra”, difeso dall’avvocato Ilaria Quintavalle, e gli arresti domiciliari per Burban Fejzulovski, 37 anni, assistito dall’avvocato Riccardo Lottini. Fejzulovski dovrà restare nella sua abitazione di Follonica e sarà controllato mediante il braccialetto elettronico.

Per entrambi, il giudice è del parere che vi sia ancora il pericolo di reiterazione dei reati: presume che «non si tratti di episodi occasionali, bensì di una precisa scelta delinquenziale», che sfrutta la situazione di debolezza dei connazionali. Contro Xhaferi gioca anche il fatto che sembra «in grado di incutere un particolare timore», anche per un procedimento per omicidio che sarebbe in corso nel suo Paese; e il fatto di non avere una dimora fissa. Ci sarebbe pericolo di fuga, insomma (ma non per Fejzulovski). Il pericolo di inquinamento probatorio invece non sussiste per nessuno dei due.

La rapina contestata sarebbe avvenuta il 26 dicembre scorso: quattro giorni dopo le due vittime si erano rivolte ai carabinieri e avevano raccontato di essere stati fermati da un gruppo di connazionali guidati da Selam e che il fratello di questi gli avrebbe chiesto 200 euro «altrimenti ti ammazziamo»; 300 euro la somma portata via dal portafogli di uno dei due, che aveva riconosciuto Burban nel gruppetto.

L’estorsione sarebbe avvenuta il 27 dicembre: i soliti due macedoni sarebbero stati affrontati da Selam e gli altri, che avrebbero chiesto 300 euro, ne avrebbero avuti 100 e avrebbero chiesto nei giorni successivi gli altri 200.

Un altro macedone avrebbe subìto, sempre a dicembre, un tentativo di estorsione: somme oscillanti tra i 2.000 e i 5.000 euro dietro minacce di morte. Ne sarebbero stati autori Selam e, per suo conto, anche un altro connazionale («ti spacco le gambe»). Minacce di morte sarebbero state ripetute nei pressi della stazione dal gruppetto di macedoni, che avrebbe intimato la consegna di 5.000 euro entro le 8 del giorno successivo a pena della morte sua e dei familiari.

Un ulteriore tentativo di estorsione sarebbe stato subìto da un altro macedone, a dicembre, in un bar di Scarlino Scalo, dove era avvenuto un alterco. Non conosceva chi lo minacciava ma la prova del coinvolgimento di Selam Xhaferi è venuta dall’interrogatorio di Fejzulovski.

(p.s.)

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