Il Tirreno

Grosseto

Metodi mafiosi per controllare i macedoni del golfo

di Francesca Gori
Metodi mafiosi per controllare i macedoni del golfo

Arrestati due uomini accusati di estorsione e rapina I carabinieri stroncano una banda criminale

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FOLLONICA. Chi era rimasto in patria a combattere pensava di poter fare la parte del leone su chi invece, durante la guerra dei Balcani, aveva scelto di rifugiarsi in Italia. E il sistema per fare la voce grossa era quello di stampo mafioso: rapine, estorsioni, minacce ai familiari delle vittime. Tanto che molte di loro, avevano deciso di abbassare la testa. È quanto emerso dall’infdagine dei carabinieri del norm di Massa Marittima, che hanno arrestato due uomini di spicco di una banda criminale macedone che da un po’ di tempo faceva il bello e il cattivo tempo tra i connazionali che abitano nel golfo. I provvedimenti firmati dal pm Alessandro Leopizzi hanno portato in carcere due uomini di 34 e 36 anni.

L’indagine dei carabinieri è cominciata il 31 dicembre 2013, a seguito della denuncia sporta da due macedoni residenti nella provincia di Livorno, rimasti vittima di un’estorsione e di una rapina a Follonica, il 26 e il 27 dicembre ad opera di un gruppo di 8 connazionali, 4 dei quali successivamente identificati dai carabinieri e attualmente indagati. Associazione a delinquere, estorsione e rapina. Sono questi i capi di imputazione formulati dal pm Leopizzi condotte anche attraverso intercettazioni che hanno fatto scoprire almeno altri due casi di estorsione. A subire le richieste intimidatorie erano sempre connazionali, in quella che è emersa come una vera e propria attività di taglieggiamento, caratterizzato dal metodo “mafioso” adottato dagli estorsori i quali, avendo combattuto le guerre balcaniche mentre i taglieggiati avevano preferito emigrare in Italia, ora rivendicavano il diritto ad ottenere da questi ultimi risarcimenti in denaro, quantificati in somme variabili dai 300 a 5mila euro. Intimidazioni che servivano a dare un segnale chiaro: il riconoscimento della leadership o quantomeno di un potere gerarchico, quasi di tipo feudale, da parte della banda follonichese su tutti gli altri connazionali che vivono e lavorano nel golfo, cui venivano puntualmente prospettati allargamenti delle rappresaglie alle famiglie che erano rimaste nei Balcani. Figure di spicco del sodalizio, scoperto nel corso dell’operazione “Cassandra”, dal soprannome del boss della banda, erano il fratello e il cugino. L’uomo, che aveva messo in piedi la banda di taglieggiatori, era anche ricercato dalla Corte di Base di Skopje perché condannato a 5 anni di reclusione per il delitto di omicidio. Fratello e cugino del boss, sono stati entrambi denunciati: loro hanno scelto la fuga e sono tornati in Macedonia già i primi giorni di gennaio.

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