La manifestazione
Mai più campi incolti, parte la riforma
Il progetto Banca della terra promette di censire le campagne abbandonate e redistribuirle a chi vuole avviare un’attività
GROSSETO. Una piccola riforma agraria, una redistribuzione delle terre coltivabili che si compie nei confronti dei beni posseduti e non produttivi (abbandonati o incolti). Una redistribuzione, a prezzo agevolato, in favore di chi intende avviare o accrescere l’attività di coltivatore.
Questa sperimentazione, condotta attraverso la cosiddetta “Banca della terra” – al momento unica in Italia – passa anche dalla Maremma, dove è più che mai sproporzionato il costo dei terreni rispetto all’attuale reddito agricolo.
La Banca della terra è lo strumento innovativo e ben congegnato che forse sarà in grado di far tornare a vivere zone abbandonate. Alcuni comuni della provincia, a partire dal comprensorio amiatino, hanno iniziato a lavorarci e presto verrà trasmessa la documentazione per la pubblicazione dei primi bandi locali, dopo quello dell’unione dei comuni della Val di Merse.
Si chiama Te.Re.To., acronimo di Terre Regionali Toscane, invece l’ente che si occupa del progetto, ispirato appunto alla Riforma agraria del Cinquanta. A Firenze, a Novoli, in questi mesi, Regione e Terre Regionali Toscane hanno lavorato per mettergli le gambe. C’è già il via libera del Consiglio delle autonomie locali (a novembre), il parere favorevole della seconda commissione consiliare (a dicembre) e una delibera (recente) della giunta che abbozza un regolamento.
Nel frattempo si sta procedendo al censimento – attraverso Artea – dei terreni abbandonati o incolti. Sono quei terreni agricoli non destinati a uso produttivo da almeno tre anni; in Maremma e sull’Amiata – da una prima stima – si contano migliaia di ettari di incolto di proprietà pubblica e privata. E da qui si partirà.
L’obiettivo finale è il ri-utilizzo dei terreni che risultano abbandonati favorendone l’accesso all’utilizzo, soprattutto ai giovani agricoltori. Un dettagliato regolamento detta la disciplina delle norme tecniche per il censimento dei terreni incolti, il procedimento per il censimento e per l’inserimento dei terreni nella banca della terra, ma anche le procedure per la richiesta di assegnazione e di rimessa a coltura.
Grazie a questo regolamento i comuni toscani potranno verificare la presenza all’interno dei propri confini di terreni non più utilizzati che potranno poi tornare a essere produttivi. In Maremma e sull’Amiata ce ne sono molti.
La Banca della terra è nata per mettere a disposizione di chi vuole lavorare, ma non ha la disponibilità della terra, i terreni delle aziende agricole di proprietà pubblica e privata che possono essere dati in affitto o in concessione. Nella “banca” possono rientrare anche i terreni resi temporaneamente disponibili che saranno così messi nuovamente a coltura favorendo la sicurezza idraulica e idrogeologica.
Tra coloro che potranno presentare richiesta di assegnazione all’Ente Terre Regionali Toscane, inoltrando uno specifico piano di sviluppo, avranno priorità: 1) i minori di quarant’anni che siano imprenditori agricoli singoli o associati e i coltivatori diretti; 2) gli imprenditori agricoli professionali singoli o associati e i coltivatori diretti maggiori di quarant’anni; 3) gli imprenditori agricoli non professionali minori di quarant’anni; 4) gli imprenditori non professionali maggiori di quarant’anni.
Espletata l’istruttoria delle richieste, Te.Re.To. comunicherà gli esiti al Comune che procederà all’occupazione temporanea, e non onerosa, dei terreni assegnandoli al richiedente, che è tenuto a coltivarli nei modi e nei tempi specificati nel piano di sviluppo. Al proprietario del fondo spetterà un canone, che sarà determinato da Te.Re.To. in base ai criteri definiti nel regolamento. L’importo del canone, in ogni caso, potrà essere determinato anche di comune accordo fra il proprietario e l’assegnatario.
L’iniziativa cerca di rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito delle aree rurali, promuovere la salvaguardia della biodiversità e la tutela del paesaggio; prevenire dissesti idrogeologici e difendere le zone più marginali dalle calamità naturali. Attraverso il portale Artea si potranno individuare i terreni disponibili, differenziati a seconda della proprietà o della provenienza e suddivisi per aree geografiche.
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