Il Tirreno

Grosseto

Regolamento delle sagre «Trenta giorni e si decide»

di Maurizio Bernardini

La bozza che disciplina le kermesse gastronomiche è ferma da tempo Ora il segretario comunale Pd Saimo Biliotti promette una stretta sulle date

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GROSSETO. Più che un regolamento sembra un cantiere. In stile italiano, ovvio. Una di quelle cose che sai più o meno quando hanno inizio, ma ne ignori del tutto la fine. Il testo destinato a dettare tempi, modi e contenuti delle manifestazioni ricorrenti caratterizzate da attività temporanee di somministrazione, quelle che noi comuni mortali chiamiamo sagre, è pronto. Eppure, rimane ancora lì, chiuso in un cassetto.

Ora, con l’estate alle porte, dal Partito Democratico spunta una promessa: «Trenta giorni e decidiamo».

Nel 2012 sono stati 515 i giorni di baldoria nel solo territorio comunale grossetano. Un’abbuffata che ha coinvolto ben 43 diverse manifestazioni (dati Suap). Una condanna per i ristoratori: tramite Confesercenti e Ascom hanno spesso fatto sentire la loro rabbia per una concorrenza che reputano sleale.

«Grosseto – dice il direttore di Confesercenti, Gloria Faragli - è in estremo ritardo. Per l’ennesima volta non siamo nel rispetto delle regole: entro il 31 dicembre 2013 il Comune doveva presentare il calendario delle sagre per quest’anno. E invece nulla».

Sulla stessa linea anche il direttore Ascom, Paolo Coli, che chiedeva il calendario a metà novembre scorso. Invano. La bozza del regolamento custodisce pochi punti e chiari: tanto per cominciare ogni sagra non può durare più di 7 giorni, escluso montaggio e smontaggio delle strutture. Qualche deroga può esserci, ma solo per eventi ritenuti di particolare interesse, economico, sociale o culturale. Tutte indicazioni che qualcuno ha ribattezzato come “salva Festambiente”, mentre altri ci hanno visto una ciambella di salvataggio per le feste di partito, altrimenti destinate a finire in cattive acque. Ma la novità più pesante, oltre al limite di giornate, è la somministrazione di soli prodotti enogastronomici tipici e provenienti dal territorio in cui si svolge la festa: altro che Coca cola, carne dell’est Europa o grigliate di pesce servite in montagna. Un ulteriore limite c’è per il numero dei piatti, due sole alternative per ogni portata.

Grossa attenzione, infine, all’uso di vuoti a rendere, stoviglie e posate durevoli. La bozza non fa cenno né al lavoro minorile, né alla rendicontazione obbligatoria degli incassi: questioni spinose. Questa la situazione. Gli uffici dell’assessorato al commercio il loro lavoro l’hanno fatto. Ora, mentre è stata più e più volte annunciato l’imminente avvento del regolamento in consiglio, c’è chi continua a mediare. Gran parte dei nodi, infatti, quelli che frenano lo scorrere veloce e indolore del regolamento sono in casa democratica. Sì, perché mentre quasi tutta l’opposizione (Sel, Lolini Ppe, Grosseto Oggi, M5S, FdI) già nel recente passato si è detta incline a votare i 7 giorni per sagra e l’uso di soli prodotti tipici, in casa Pd si continua a discutere. Ieri la sveglia è arrivata dal segretario comunale, Saimo Biliotti: «Abbiamo dei gruppi di lavoro che stanno affrontando la faccenda. Entro un mese assumeremo una posizione ufficiale». Ecco, altri trenta giorni. Poi, forse, vedremo la fine del cantiere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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