Il Tirreno

Grosseto

«Morte di Valentina, medici senza colpe»

di Pierluigi Sposato
«Morte di Valentina, medici senza colpe»

Il consulente del pm scagiona chi ebbe in cura la 17enne che per cinque giorni rimase ricoverata all’ospedale di Orbetello

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ORBETELLO. Valentina Col è morta per «un evento improvviso (trombo-embolia polmonare) cui furono causalmente estranee le condotte sanitarie poste in essere presso il nosocomio di Orbetello».

È lunga quasi 200 pagine la consulenza tecnica del professor Vincenzo Fineschi, il direttore della scuola di specializzazione dell’Università La Sapienza di Roma, incaricato dal pm Laura D’Amelio di far luce sulla morte della 17enne romana, avvenuta il 25 agosto 2013 all’ospedale di Orbetello, durante un periodo di vacanza in Maremma. È lunga quasi duecento pagine ma le conclusioni sono raccolte in poche righe. Quella relazione, adesso depositata, costituisce di fatto un elemento a discarico dei medici del nosocomio lagunare indagati per le presunte negligenze. Nessuna responsabilità, dice l’esperto. E nessuna colpa nemmeno per chi l’aveva vista nei giorni antecedenti: «il decesso è altresì svincolato dalle prestazioni sanitarie occorse anche precedentemente al ricovero ospedaliero del 21 agosto 2013», scrive il professor Fineschi riferendosi alla clinica di Vallo della Lucania dove Valentina era stata sottoposta ad accertamenti.

L’autopsia indirizza il consulente a «ricondurre il decesso ad embolia polmonare con emboli a partenza da organizzazione trombosa recentissima delle vene iliache, in soggetto con anamnesi farmacologica positiva per assunzione di pillola anticoncezionale». Quella della pillola era un’ipotesi emersa già dalle prime ore e l’embolia era apparsa evidente già al termine dell’esame, condotto all’obitorio di Orbetello la mattina del 29 agosto.

Stabilito che fu l’evenienza tromboembolitica a determinare la morte, il professor Fineschi si è dedicato alla ricerca del nesso causale. E ha preso in esame tutti i comportamenti e gli atti dei sanitari. Quell’evento, ha concluso, «deve considerarsi causalmente svincolato dalla condotta dei sanitari del nosocomio di Orbetello che la ebbero in cura dal 21 al 25 agosto 2013 e che, al contrario, ponevano in essere tutti i presidi terapeutici farmacologici idonei al trattamento della trombo-embolia stessa, in data 25 agosto, quando tale patologia si presentava».

Secondo Fineschi, tutto ciò «non lascia emergere nessuna censura comportamentale, sia omissiva che commissiva, così da dover concludere per l’assoluta estraneità delle condotte sanitarie ai fini del concretizzarsi» della morte di Valentina Col.

«Spero che non venga riscontrata alcuna responsabilità da parte dei medici», aveva auspicato Francesca Farchi, la mamma di Valentina, al momento in cui era stato conferito l’incarico. «È una tragedia inspiegabile - aveva aggiunto - per la quale non vogliamo trovare per forza un colpevole. Ci basta la verità».

Il ministero della Salute aveva disposto un controllo. La relazione degli ispettori ministeriali anticipata a suo tempo - era il dicembre scorso - aveva evidenziato, da parte sua, che l’ospedale non sarebbe stato adeguato ad accogliere pazienti di così giovane età e che non sarebbero stato rispettato il protocollo standard. La Asl 9 aveva replicato dicendosi sicura, in sintesi, che l’inchiesta avrebbe dimostrato la coerenza del percorso seguito.

La consulenza è adesso al vaglio del pm che deciderà come proseguire le indagini anche sulla base degli altri elementi emersi nel corso di questi mesi. Al lavoro del professor Fineschi si affiancheranno verosimilmente le relazioni dei consulenti di parte, Adamo Maiese (per la clinica Cubellis di Vallo della Lucania, dove lavora il radiologo indagato - lì Valentina si era sottoposta a una radiografia che aveva evidenziato l’infrazione dell’ottava costola sinistra), e Roberto Martini, nominato dall’avvocato Luciano Giorgi per i medici dell’ospedale di Orbetello, che avevano seguito le operazioni autoptiche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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