Il Tirreno

Grosseto

«La nostra scuola sta cadendo a pezzi»

di Paola Villani
«La nostra scuola sta cadendo a pezzi»

Sos dal Liceo scientifico: un pezzo di cornicione si è staccato finendo proprio dove ci raduniamo prima di entrare

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FOLLONICA. «La nostra scuola cade a pezzi»: gli studenti del liceo di Follonica chiedono alla Provincia di Grosseto di intervenire al più presto per mettere in sicurezza il loro edificio scolastico prima che accada l'irreparabile.

Infiltrazioni, cornicioni staccati, lampadari che potrebbero cadere da un momento all'altro. Il racconto sulle condizioni dell'edificio di via De Gasperi, che ospita il liceo del Golfo, arriva proprio da chi lo frequenta ogni giorno, gli studenti. Sono loro che stavolta con tanto di foto denunciano una situazione che va avanti da un po' di tempo e che ad oggi non ha trovato soluzione. «Che le scuole e le istituzioni culturali in generale, siano a corto di fondi, è una situazione ormai risaputa – spiegano i liceali - e lo Scientifico di Follonica ne è la dimostrazione palese». I ragazzi attraverso un tour immaginario dell'edificio spiegano tutte le magagne strutturali presenti. Si parte dall'esterno: già da fuori infatti sono ben visibili i primi segni di degrado. «Un pezzo di cornicione, di dimensioni non trascurabili, si è staccato, andando a cadere proprio dove ci raduniamo prima del suono della campanella. Per fortuna è accaduto di notte, quindi nessun problema, viene avvertita la Provincia, che “provvederà”», continuano.

«Entriamo così nella scuola, siamo al piano terra, e fin qui non notiamo niente di diverso dalla normalità. Iniziamo a salire e, entrando nelle classi, salta all’occhio come le plafoniere dei neon siano a dir poco pericolanti, tenute attaccate al soffitto soltanto da alcune fascette. Continuiamo a salire verso il secondo piano, l’ultimo dell’edificio, la ciliegina sulla torta. Arrivati in cima alle scale, sul soffitto del corridoio è ben visibile una macchia di muffa abbastanza grande da espandersi anche nelle classi adiacenti». Quando piove in quella zona dell'edificio entra l'acqua: quella sul soffitto non è una semplice macchia di muffa perché ha danneggiato in modo consistente l’intonaco che si sbriciola a terra. «Entrando nelle varie classi del secondo piano la situazione è sempre più grave: i neon sono sempre tenuti con le fascette, le macchie di muffa diventano sempre più grandi e più gravi, piove acqua dal soffitto, a volte anche dentro le plafoniere, con un evidente rischio cortocircuito e professori e studenti lamentano problemi dovuti alle allergie – spiegano ancora - E la paura di qualche cedimento c’è. Non ne possiamo più: alcuni insegnanti si rifiutano di fare lezione in certe classi, i genitori si indignano di fronte a tali condizioni, la dirigente ha le mani legate perché l’immobile è di competenza della Provincia. Sono state spostate due classi, quelle in cui le condizioni erano peggiori, adattandole in altre aule; ma adesso non c’è più posto. La situazione va avanti da due anni è ormai diventata insostenibile, sia per noi studenti, che per professori e personale della scuola».

L'ente provinciale, sempre stando al racconto dei ragazzi, durante la scorsa estate ha finanziato un intervento di ristrutturazione per limitare le infiltrazioni dal soffitto. «I lavori si sono rivelati totalmente inutili: non solo non hanno diminuito il danno, ma la situazione è anche peggiorata – spiegano - Comprendiamo che la situazione economica non sia per niente favorevole a questi tipi di lavori, ma non accettiamo di vivere in queste condizioni ogni mattina. Pretendiamo che sia fatto qualcosa. Non si abbia paura di rivolgersi ai privati per accedere ad altre risorse, se la Provincia non è autosufficiente».

Le domande dei ragazzi sono molte: dovranno arrivare al punto in cui i genitori si rifiuteranno di mandare i propri figli in questa scuola? La Provincia si muoverà soltanto quando gli studenti e i professori non entreranno più nell’istituto? «Quante volte sentiamo e leggiamo notizie di crolli nelle scuole. Vogliamo che il liceo di Follonica diventi una di queste? Vogliamo, cara Provincia, seguire la regola cara all’Italia, cioè che finché non “ci scappa il morto” nessuno si muove? Noi, studenti, professori, personale e genitori, noi non ci stiamo».

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