Il Tirreno

Grosseto

Falso profilo con la foto del ragazzo morto a 17 anni al Tartana

di Francesca Gori
Falso profilo con la foto del ragazzo morto a 17 anni al Tartana

A Rescaldina un uomo utilizza su Facebook l’immagine di Leonardo Barbagli, ucciso da un malore fuori dalla discoteca

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Un ragazzo morto a diciassette anni davanti a una discoteca, la sua foto finita su tutti i giornali e su Internet, lo strazione di una famiglia distrutta da un dolore che non può essere paragonato ad altri. E la foto di quel diciassettenne, con i capelli sparati in aria, che campeggia sul profilo Facebook di un uomo che la spaccia per la sua.

Bisogna fare parecchi chilometri per raccontare questa storia dal gusto amaro. Bisogna partire dalla Toscana, da Arezzo, città della quale era originario Leonardo Barbagli e arrivare, attraverso Follonica, dove nell’estate di due anni è morto stroncato da un malore fuori dal Tartana fino a Rescaldina, comune della provincia di Milano. È lì che è stato aperto il profilo Facebook da un uomo che si firma Marco Corio, ma che non corrisponderebbe a nessuno degli abitanti del comune. Un “fake”, per dirlo con un termine tecnico, che sta a significare che quel profilo è falso. Che qualcuno insomma lo utilizza spacciandosi per qualcun altro. Una pagina sulla quale compaiono solo post di attacchi alla giunta e al sindaco del Comune di Rescaldina.

Ad accorgersi di quello che era successo, del fatto che la foto di quel ragazzo fosse quella di Barbagli, sono stati alcuni cittadini che si sono imbattuti in quel profilo. E che hanno segnalato al social network che quella foto del profilo, in realtà, non apparteneva a Marco Corio, ma a un ragazzo di Arezzo morto in circostanze tragiche nel 2012.«Probabilmente chi ha preso quella foto da Internet - dicono - lo ha fatto senza sapere che si trattasse di un diciassettenne che non c’è più». Sì, probabilmente. Se fosse stata presa dal suo profilo, ancora attivo, sul quale gli amici a distanza di oltre un anno lo ricordano. Ma il profilo di Barbagli è il profilo della memoria. Quello di Marco Corio, invece, è soltanto una bacheca di veleni contro un’amministrazione lontana centinaia di chilometri dal luogo in cui Lorenzo è morto. E anche da quello in cui ha vissuto i suoi diciassette anni tra la passione per il motocross, quella, più recente del softair e la militanza nella Vasari rugby, fino a due anni prima di quel malore fatale fuori dalla discoteca.

Sarebbe però bastato poco, a Marco Corio, per accorgersi che la foto utilizzata come immagine del suo profilo, messa sopra allo stemma della Repubblica italiana, appartenesse a un ragazzo che non c’è più.«Per cercare di capire chi fosse a gestire quel profilo e a mettere tutti quei post contro i politici locali - spiegano ancora a Rescaldina - abbiamo inserito la foto di quel ragazzo su un motore di ricerca su Internet e ci sono comparsi gli articoli che raccontavano questa tragedia. Come ce ne siamo accorti noi, sicuramente anche chi ha preso quella foto dal web qualcosa deve aver visto». Per questo, almeno al social network, è stata fatta una segnalazione, in modo tale che quel profilo venisse chiuso. Ma ancora ieri pomeriggio, l’immagine di Barbagli continuava a svettare su quel profilo falso. La stessa, identica, che aveva scelto lui quando ancora era vivo.Con lo sguardo intenso del ragazzo pronto a prendere la vita di petto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web