Il Tirreno

Grosseto

Consorzio Etruria, chiesto il giudizio

Consorzio Etruria, chiesto il giudizio

Tra gli otto indagati dalla Procura di Firenze ci sono i maremmani Terribile (Legacoop), Pagnini e Paradisi

3 MINUTI DI LETTURA





MONTELUPO FIORENTINO. L’inchiesta penale sul crac del Consorzio Etruria di Montelupo Fiorentino è arrivata a una delle sua fasi cruciali. La procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, accusate a vario titolo di aver contribuito al dissesto finanziario che ha portato il colosso dell’edilizia al concordato preventivo il 29 giugno 2011.

Tra loro ci sono anche tre maremmani: Massimo Pagnini, di Follonica, in qualità di membro del consiglio di amministrazione; Ciro Paradisi, di Monterotondo Marittimo; Antonio Davide Terribile, presidente del comitato territoriale Legacoop di Grosseto e nel cda di GrossetoFiere.

I pm titolari dell’inchiesta hanno chiesto il rinvio a giudizio per gli ex presidenti del cda del Consorzio Etruria, Armando Vanni, residente a Lucca, e Luigi Minischetti, residente in provincia di Firenze, come anche per Pagnini. In particolare secondo l’accusa i tre, tra l’ottobre del 2007 e il febbraio del 2008 avrebbero commesso un’operazione imprudente distraendo la somma di 1,5 milioni di euro, vendendo al prezzo di 424 euro l’una alla spa Sofibar tutte le azioni del Banco di Lucca detenute dal Consorzio (31.765 azioni), acquistando contemporaneamente altre azioni dello stesso istituto bancario (4.782 in tutto) a un prezzo superiore, 690 euro ciascuna. Inoltre, per portare a termine l’operazione avrebbero fornito al cda informazioni erronee. Gli altri indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio sono Marco Fontanelli, di Empoli; Placida Canozzi, domiciliata a Viareggio, e Giovanni Turba, quest’ultimo presidente del consiglio del consiglio d’amministrazione della Etruria Investimenti srl, società interamente controllata dal Consorzio Etruria.

Al termine delle indagini gli indagati erano complessivamente 23. Per 15 di loro, alla luce dell’esito degli interrogatori, i pm titolari dell’inchiesta Luca Turco e Giuseppina Mione sono intenzionati a chiedere l’archiviazione.

I reati contestati sono, a vario titolo, bancarotta per distrazione e operazione imprudente e falso in bilancio. Contestato anche un caso di truffa. In particolare, tra le operazioni azzardate che hanno contribuito a svuotare i conti del Consorzio, l’acquisto di alcune società della Btp. Inoltre, gli inquirenti rilevano due distrazioni di somme: una da 1,5 milioni di euro, nell’ambito di un’operazione di compravendita di azioni del Banco di Lucca; l’altra da 850mila euro, per una consulenza in realtà mai realizzata. Tra le operazioni imprudenti venute a galla nel corso delle indagini, l’acquisto a prezzo gonfiato della spa Coestra, che ha causato al consorzio una perdita di 22 milioni di euro. Fu acquistata per 39 milioni di euro in un momento un cui, secondo le stime fatte eseguite dalla procura fiorentina, valeva meno della metà di questa cifra da capogiro. Per quanto riguarda l’acquisizione di alcune società della Btp, l’acquisto della Stif, stando a quanto accertato dai magistrati, avrebbe provocato una perdita di quasi 16 milioni di euro, mentre quello della Euralfa una perdita di 4 milioni. E ci sarebbero poi dei giochi contabili messi in atto dai dirigenti del Consorzio per mascherare le perdite sulle commesse. Tra i bilanci ritenuti falsificati, quello relativi ai lavori per la realizzazione a Firenze della linea della tramvia che collega il centro a Scandicci.

Poi la costruzione dell’Ippodromo dei Pini a Follonica. Le perdite sarebbero state sapientemente mascherate, in modo da consentire la normale gestione dell’impresa nonostante il pessimo stato dei conti, che una volta reso noto avrebbe fatto scattare l’obbligo di ricapitalizzazione o di scioglimento a causa delle perdite. Il declino del colosso dell’edilizia di Montelupo cominciò a venire a galla nel 2010, quando improvvisamente comparve nei bilanci un buco di oltre cento milioni di euro, facendo finire le vicende del Consorzio Etruria sotto la lente d’ingrandimento dei militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Firenze. Perquisizioni, interrogatori, acquisizioni di documentazione contabile, e relazioni tecniche. E ora per otto di loro si profila il processo. Nel corso dell’inchiesta, qualcuno degli indagati chiese di poter essere sentito dai pm. Molti si difesero dicendo di non avere un ruolo decisionale nel cda.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa