Il Tirreno

Grosseto

Predatori di greggi alle porte di Grosseto

di Fiora Bonelli
Predatori di greggi alle porte di Grosseto

Assalto nella notte in un’azienda fra Istia e Spadino: sbranate 4 pecore. La rabbia dell’allevatore: «Mai successo prima»

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GROSSETO. Questa volta i predatori, con sfrontatezza inusitata, arrivano alle porte di Grosseto, davanti all’abitazione di Fabio Neri, proprietario dell’azienda agricola Il Poggio, uccidono due pecore e ne azzannano altre due. Il resto del gregge, terrorizzato, riesce a rompere il cancello del recinto e si dà alla fuga nei campi.

Sembra una delle ormai innumerevoli aggressioni agli allevamenti della provincia di Grosseto, se non fosse per l’anomalia del luogo dove il fatto è avvenuto: in via Santa Maria, fra Istia d’Ombrone e Spadino, proprio dirimpetto alla strada provinciale, a soli cinque chilometri da Grosseto.

«Il fatto è davvero anomalo – commenta Neri –. La recinzione delle pecore corre lungo la strada provinciale e davanti c’è una vecchia scuola adesso adibita ad abitazione per sette, otto nomadi. Quindi vi sono automobili, vi sono persone. Avevo avuto in passato qualche attacco, ma le pecore erano lontano, nei campi, non sotto casa. Una casa dove, se mi affaccio alla finestra, vedo Grosseto».

Il gregge che Neri aveva lasciato nel recinto davanti a casa, nel prato fra la provinciale e l’accesso all’abitazione, è solo una parte di tutto l’allevamento. «Il resto delle pecore – spiega Neri – erano dentro la stalla, ma tutte le pecore non c’entravano, sarebbero state sacrificate. Così una parte le ho lasciate fuori, davanti a casa mia. Stavo tranquillo, perché mai era loro successo qualcosa proprio così vicino all’abitazione. Invece non è andata così. Stamani (martedì, ndc) quando sono uscito per accudirle, dentro il recinto vi erano rimasti solo quattro animali, due pecore sgozzate e morte e due azzannate e ridotte malissimo. Le altre, terrorizzate, erano riuscite a rompere il cancello del recinto ed erano fuggite nei campi circostanti, dove le ho trovate sbrancate e impaurite».

Neri è molto preoccupato: «Questo fatto mi spaventa parecchio. Non tanto per l’entità del danno, quanto per il comportamento predatorio cambiato e sconosciuto a noi allevatori. Noi siamo pastori da tre generazioni, ma fatti così non erano mai successi. I predatori non hanno regole comportamentali come poteva avere il lupo. Attaccano a ogni ora del giorno e della notte, anche vicino a casa. Non hanno paura delle persone, delle automobili, dei rumori».

Neri è in lista per avere recinti e cani col progetto Medwolf, «ma sono fra gli ultimi dell’elenco – spiega – perché ho subito meno danni di altri che hanno avuto attacchi perdendo centinaia di pecore. Ma dico che le reti trasformeranno la nostra Maremma in un lager a cielo aperto. Senza contare che le recinzioni, in inverno, delimiteranno un terreno a dir poco paludoso, per cui gli animali soffriranno parecchio e non si venga a dire che saranno in condizioni ottimali. I cani da guardiania spesso non ce la fanno a fermare i predatori e se ce la fanno, tornano feriti o vengono uccisi. Quindi, secondo me, queste difese devono essere solo la partenza di un progetto serio e determinato che liberi le nostre terre e i nostri allevamenti dai predatori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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