Il Tirreno

Grosseto

Omicidio del cavalcavia «Processate Mirko Fiorini»

di Pierluigi Sposato
Omicidio del cavalcavia «Processate Mirko Fiorini»

Il pm Coniglio ha chiesto il rinvio a giudizio per la morte di Klevis Cuko Secondo la Procura quello del giovane grossetano fu un gesto volontario

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GROSSETO. Omicidio volontario, aggravato dalle sedici coltellate sferrate, e detenzione a fini di spaccio di un chilo di marijuana. Queste le due accuse per le quali il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio ha chiesto il rinvio a giudizio di Mirko Fiorini, 22 anni, accusato di quello che è meglio noto come "l'omicidio del cavalcavia", avvenuto tra il 10 e l'11 agosto scorso. Il fascicolo è già partito dalla Procura ma l'udienza preliminare non è stata ancora fissata.

La vittima, Klevis Cuko, albanese di 28 anni, fu ritrovato senza vita in fondo a via Giordania, sotto il raccordo con la Variante. Erano le 4,30, ma le ricerche erano state avviate alle 2, quando un amico dello straniero aveva chiamato la centrale segnalando di aver ricevuto la telefonata di un amico in difficoltà ma che non sapeva rintracciarlo. Gli amici avevano girato per la città ed erano andati anche al pronto soccorso, dove poco prima delle 3 si era presentato Fiorini, con gli indumenti sporchi di sangue. L'amico - inizialmente depistato dalle dichiarazioni generiche di Klevis - aveva ritrovato il motorino e poco distante il cadavere; così era arrivato il 112, che nel frattempo aveva identificato Fiorini al pronto soccorso (ce lo aveva accompagnato Stefano Baneschi, altro protagonista della vicenda).

Cuko, secondo i risultati di indagine, era già ferito all'1,21 quando telefonò a un amico dicendo di essere "quasi morto". Poi aveva chiamato l'altro amico, quello che si mise alla ricerca, spiegando che stava malissimo, che aveva subìto venti coltellate e che respirava a fatica. Chi è stato? "Quel ragazzo che deve darmi dei soldi" "Quel nero colorato?" "Aha". All'1,41 risale l'ultimo contatto dei carabinieri, cui l'amico aveva dato il numero, con la vittima, che in seguito non aveva più risposto.

Le indagini avevano permesso di stabilire che Fiorini e Cuko - intercettati dall'Arma che indagava su spaccio di droga - si erano dati appuntamento con una telefonata alle 22,19. La colluttazione era avvenuta tra l'1,10 e l'1,21. Perché? Appunto, problemi di droga, il ritardo di una settimana per il pagamento di una fornitura. Interrogato, Fiorini aveva spiegato di essersi difeso e di aver tolto il coltello di mano al giovane albanese, quando si erano affrontati sotto il cavalcavia dopo un giro in motorino che aveva toccato vari punti della periferia. Cuko, secondo la ricostruzione dell'imputato, aveva assunto cocaina, due volte: avrebbe aggredito con un coltello Fiorini dopo averlo minacciato e Mirko si sarebbe difeso con un cazzotto, proteggendosi con il casco. Mentre erano entrambi erano a terra, l'imputato avrebbe sfilato il coltello di mano all'altro e l'avrebbe colpito. Fiorini si era allontanato, aveva chiamato Baneschi, questi aveva portato l'amico all'ospedale, era tornato a prendere la droga dal sottosella del motorino. Due giorni più tardi, i carabinieri si erano presentati a casa di Baneschi, avevano sequestrato la droga nello scantinato e arrestato il 27enne, che ha poi patteggiato 1 anno e 5mila euro per la detenzione a fini di spaccio.

Legittima difesa, ha da sempre sostenuto il difensore Roberto Baccheschi, che potrebbe chiedere un rito abbreviato: Cuko sarebbe stato ancora vivo quando Fiorini era stato accompagnato all'ospedale.

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