Il Tirreno

Grosseto

Il Tar ordina il ripristino delle discariche

Montioni: la Provincia vince il ricorso, l’onere spetta alle società che furono concessionarie delle aree

3 MINUTI DI LETTURA





FOLLONICA. Le discariche di Montioni dovranno essere chiuse e coperte dalla società che le ha avute in concessione in passato.

Il Tar dà ragione alla Provincia di Grosseto e le due zone non ancora “sicure” dovranno - come ordinano i giudici - essere ripristinate. Nel parco naturale di Montioni alle porte di Follonica, c'è un fazzoletto di terra rossa, utilizzato come punto di appoggio per la raccolta dei gessi di scarto della Tioxide, che ha sede nella piana scarlinese. Lì in passato sono stati portati anche altri rifiuti sempre di imprese della zona. Il progetto, che va avanti da anni, prevede il riempimento della vecchia cava di quarzite (che nel passato forniva materia prima utile alla realizzazione di svariati oggetti): in pratica attraverso gli scarti aziendali verrà colmato completamente il grande foro creato dall'uomo e da quel momento in poi la natura dovrebbe fare il suo corso per ricreare la macchia mediterranea laddove non c'è più.

«Nella discarica di poggio Bufalaia – spiegano dalla Provincia di Grosseto, ente che ha competenza in materia - sono smaltiti dal 1997 i gessi rossi, scarti della lavorazione dell'impianto scarlinese Tioxide, mentre la discarica di poggio Speranzona, articolata in due moduli, dal 1999 accoglie, nel primo, rifiuti speciali non pericolosi, costituiti prevalentemente dalle ceneri dell'impianto di Valpiana».

La coltivazione delle due discariche, come previsto dalla legge, è disciplinata da un progetto generale e dalle relative autorizzazioni che, lotto per lotto, consentono al gestore la deposizione dei rifiuti. Una volta terminata la coltivazione è obbligatorio provvedere alla chiusura e alla copertura dell'area con nuova vegetazione. La chiusura è fondamentale per isolare integralmente la discarica dall'ambiente circostante. E' inoltre previsto che l’ente competente in materia, cioè la Provincia, previa verifica dichiari la chiusura della discarica o di un suo lotto. Le attenzioni attorno all’impianto non finiscono qui: successivamente a tale fase, il gestore è obbligato al monitoraggio ambientale per un lungo periodo, con la stipula di una garanzia finanziaria, a favore della Provincia, di importo sufficiente a coprire le spese di ripristino in caso di eventuale inosservanza dello stesso gestore. Finché non viene prodotta la garanzia finanziaria, così come stabilito dalla legge, non è possibile dichiarare chiusa la discarica.

«Il Tar ha riconosciuto la correttezza delle richieste avanzate dalla Provincia alla società Cave e Miniere, che fino al 2004 ha gestito le due discariche – spiega l'assessore provinciale all'ambiente, Patrizia Siveri - Adesso la società, come previsto dalla legge, dovrà provvedere a sigillare e isolare i rifiuti deposti in discarica e alla copertura, con nuova vegetazione, per il completo ripristino ambientale».

La stessa società Cave e Miniere dovrà inoltre stipulare una garanzia finanziaria per far fronte ad eventuali spese di ripristino ambientale. «Abbiamo seguito con estrema attenzione tutte le fasi - conclude l'assessore Siveri - per evitare che si potessero verificare danni ambientali. La Provincia è l'ente che allo stato attuale ha maggiori responsabilità e competenze in materia ambientale, con funzioni di programmazione, rilascio delle autorizzazioni e controllo. Viene da chiedersi, con un po' di preoccupazione, chi si occuperà di tutto questo quando le Province non ci saranno più».

(p.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa