Il Tirreno

Grosseto

Due imprenditori per salvare la Mabro «Disposti a mantenere tutti i lavoratori»

di Francesca Gori
Due imprenditori per salvare la Mabro «Disposti a mantenere tutti i lavoratori»

Massimo e Alessandro Calugi hanno incontrato il sindaco Emilio Bonifazi: pronti a portare le grandi griffes a Grosseto

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GROSSETO. Nella busta arrivata qualche giorno fa sulla scrivania del commissario giudiziale Giampiero Russotto ci sono due nomi che sembrano quasi un rompicapo: quello di Massimo e Alessandro Calugi. Non sono parenti, i due imprenditori che si sono fatti avanti per rilevare la fabbrica di abbigliamento di via Senese, anche se il primo, Massimo, ha un fratello gemello che si chiama proprio Alessandro. Sembra un gioco ma poco importa. Quello che conta è che dopo l’incontro al ministero dello Sviluppo economico della scorsa settimana, quando è stato l’input al commissario di valutare questa offerta, ieri i due imprenditori erano a Grosseto, dove hanno visitato la fabbrica e incontrato il sindaco Emilio Bonifazi, insieme agli assessori Emanuel Cerciello e Gianni Chelini per la Provincia.

«L’interesse c’è - dice subito Massimo Calugi, patron insieme al fratello della Missardi - soprattutto per le maestranze, che sono l’unica parte sana di questa fabbrica». Dei macchinari e dello stabilimento, meglio non parlare per ora. «Mah - si stringe nelle spalle Calugi - sembra un’azienda cinese degli anni ’70. I macchinari sono obsoleti, lo stabile è in pessime condizioni. Ma ripeto, quello che ci interessa sono i lavoratori».

E di questi tempi, trovare imprenditori che parlano così è come imbattersi nel famoso ago nel pagliaio. Tanto che, nella proposta presentata anche a Bonifazi, i Calugi sarebbero disposti a prendere tutte le maestranze per un periodo superiore a due anni, in linea con quello che stabilisce la Prodi bis. Provengono da due esperienze diverse i Calugi che tenterebbero il salvataggio della Mabro, dopo il fallimento dell'iniziativa dell'imprenditore pratese Andrea Barontini, e di tutte le vestaglie azzurre. Massimo è il proprietario, insieme al fratello gemello, della Missardi di Montecatini. I due hanno anche uno stabilimento a Empoli, oltre ottanta dipendenti e un fatturato medio annuo di 15 milioni di euro.

«Anche ultimamente siamo riusciti ad assumere otto persone - dice - perché la nicchia del lusso, soprattutto all’estero, è un settore che tiene e la produzione made in Italy un valore aggiunto che viene premiato». L’altro Calugi che si imbarcherebbe in questa avventura, Alessandro appunto, ha due uffici commerciali a Parigi e un portafoglio clienti con decine e decine di griffes pronte a far cucire i propri capi proprio nello stabilimento di Grosseto. Per un giro che nel tempo potrebbe arrivare anche a quindicimila vestiti all’anno. «Si parlerebbe soprattutto di fason - spiega - anche se vorremmo rilanciare il marchio Mabro che è conosciuto anche all’estero, ma che purtroppo ha perso valore».

E il valore non c’è nemmeno nei macchinari. Per questo i due imprenditori hanno deciso di fare il giro delle istituzioni per chiedere un appoggio. «Non vogliamo certo mettere a rischio le nostre aziende - dice - anche perché non veniamo a comprare la Mabro. Quello che ci interessa è che questa fabbrica resti in piedi e continui a produrre per salvare le maestranze. Abbiamo sempre lavorato con trasparenza e chiarezza e non vogliamo venire a Grosseto per rimetterci la faccia».

L’idea quindi sarebbe quella di mettere a disposizione della Mabro l’esperienza e i clienti che i Calugi già hanno nel loro portafogli e far ripartire la produzione. «Intanto nello stabilimento di via Senese - dice ancora - e con quei macchinari, poi, con il tempo, spostandosi». Ora, dopo l’incontro con il sindaco, cominceranno le trattative con il commissario che ieri mattina non ha partecipato alla visita dei due imprenditori. Per Russotto c’era un suo consulente: il 25 marzo, si torna al ministero e i nodi, probabilmente, verranno sciolti.

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