Il Tirreno

Grosseto

«Tutta la colpa fu di Schettino»

di PiErluigi Sposato
«Tutta la colpa fu di Schettino»

Foschi, ex presidente di Costa, contro il comandante. Che rivendica però misure preventive

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GROSSETO. Tutta colpa di Schettino. La compagnia, da subito, con un’inchiesta lampo di 48 ore, aveva «centrato sulla responsabilità del comando della nave, della conduzione della navigazione» da parte di Francesco Schettino la causa del naufragio della Concordia all'Isola del Giglio, «e anche io il 16 gennaio 2012 in una conferenza stampa indicai - in base all'assunzione delle prime informazioni - la responsabilità del comando della nave», cioè di Francesco Schettino, che fu prima sospeso e nei confronti del quale è in piedi la causa di licenziamento.

Lo ha detto Pier Luigi Foschi, ex presidente e ad di Costa spa, testimoniando al processo di Grosseto. Testimone sotto la spada di damocle della richiesta di archiviazione ancora pendente davanti al gip per le presunte responsabilità dei vertici societari su cui Sos per la Concordia ha chiesto di indagare: «Ma non ci opporremo alla richiesta di archiviazione - dice l’avvocato Cesare Bulgheroni che ha esaminato la risposta della Procura su vari aspetti, non ultimo quello della conformità delle carte nautiche in uso - aspettiamo la decisione del gip».

«La società - ha anche detto Foschi - non ritenne adeguati i tempi di risposta a bordo. Altresì le informazioni avute dall'unità di crisi non potevano consentire suggerimenti migliori di quelli che furono dati» a chi era sulla nave.

«Come azienda - ha risposto ancora Foschi alle domande in aula - non abbiamo intravisto nulla che potesse far scattare provvedimenti disciplinari», anche perché «l'unità di crisi non può imporre le decisioni». «Non ho mai parlato con Schettino durante quel periodo di tempo né successivamente», ha risposto Foschi .

Quanto al naufragio «successivamente - ha ricordato - furono prese alcune decisioni, si sono evolute delle cose, abbiamo cominciato a concepire un sistema elettronico di monitoraggio della rotta, ciò ha creato necessità di avere persone preposte a questo».

Foschi era in vacanza in Guadalupa sulla Luminosa condotta da Garbarino, con il quale cercò di assumere le prime informazioni prima di imbarcarsi per l’Italia dove giunse due giorni dopo. Quando lo chiamò l’allora dg Onorato (erano le 22,30-22,40) «mi cadde il mondo addosso». E peggio fu quando seppe poco dopo che c’erano due morti.

Solo responsabilità di Schettino? ha poi incalzato l’avvocato Massimiliano Gabrielli: «Nessun procedimento nei confronti degli altri ufficiali?». No, ha risposto Foschi.

Si è poi parlato delle esercitazioni di emergenze sulle navi Costa e delle presunte carenze (mai calate tutte le scialuppe? «Solo una». Al punto che il comandante si è sentito in dovere di intervenire: «Nelle mie esercitazioni di abbandono nave in porto - ha detto Schettino in una dichiarazione spontanea - era mia abitudine far calare in mare tutte le scialuppe lato mare ed era mia abitudine trasferire l'equipaggio lato terra sul lato mare perché partecipassero tutti alla simulazione di un'emergenza».

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