Sicurezza
Spaccalunotti confessa aspettando la comunità
GROSSETO. «Sì, signor giudice. Sono stato io». Gino Fatarelli ha ammesso, e non poteva fare diversamente. Al giudice Andrea Stramenga che ne ha convalidato l'arresto ha detto di essere stato lui a...
GROSSETO. «Sì, signor giudice. Sono stato io». Gino Fatarelli ha ammesso, e non poteva fare diversamente. Al giudice Andrea Stramenga che ne ha convalidato l'arresto ha detto di essere stato lui a rompere il vetro posteriore di quella Mini Cooper in via Caravaggio, sabato sera, ennesimo gesto di una serie che va avanti da anni e cui forse soltanto l'ingresso in una comunità potrà porre fine.
«Mi manca solo un colloquio e poi potrò entrare. Ci sarà fra dieci-quindici giorni». Ma per quel colloquio con lo psichiatra del Gruppo Incontro di Pistoia ancora non c'è una data precisa e comunque Spaccalunotti, che da sabato a ieri mattina è stato ai domiciliari, dovrà attenderlo in carcere. Perché il pm Maria Navarro ha chiesto e ottenuto la misura della custodia in cella dopo i fatti di sabato, quando i carabinieri lo avevano bloccato dopo aver ricevuto la segnalazione di un testimone oculare, che conosce (e chi non lo conosce, ormai?) Fatarelli e si era insospettito per i suoi movimenti. In carcere, dove è uscito poco prima dell'estate scorsa, aspetterà anche il processo, per il quale il difensore Alessandro D'Amato - che aveva insistito per i domiciliari - ha chiesto e ottenuto i termini per la difesa: Gino comparirà di nuovo in aula il 18 marzo.
E forse per quel giorno ci sarà anche una data precisa per il colloquio che manca e che Fatarelli attende da tempo, anche se tempo fa si disse contrariato per il fatto che lo aspetterebbe comunque una "prova". Lo attendono anche i grossetani, per la verità, come soluzione a un problema che ha afflitto centinaia di automobilisti - alcuni anche più di una volta - e che potrebbe interessare altre decine di persone. Almeno quelle che posteggiano nelle zone predilette da Gino (via Saffi, via Sonnino, via Etruria e adesso anche via Caravaggio, che comunque è anch'essa adiacente al "serbatoio" di pietre costituito dal rilevato ferroviario). Soluzioni "giuridiche" preventive non possono essere adottate perché Fatarelli è pericoloso per le cose e non per le persone. Resta soltamente la via "clinica", sulla quale la difesa e lo stesso Spaccalunotti dichiarano di fare affidamento. (p.s.)
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