Sicurezza
Ponte crollato, giallo sulle responsabilità
Finanziato dal Consorzio bonifica, ha avuto un iter autorizzativo complicato. Che però non è bastato a garantire il risultato
SANTA FIORA. Quali siano le cause che hanno fatto ripiegare su se stesso il ponte sul Rigo, affluente dello Scabbia, costruito poco tempo fa sotto Selva di Santa Fiora, le renderanno note i tecnici del Consorzio di bonifica di Pitigliano che lo hanno progettato e finanziato.
Il progetto è dello scorso febbraio, regolarmente esaminato e approvato dalla Provincia in ogni sua parte seguendo le tappe di un iter complicatissimo. «Eppure qualcosa non ha funzionato, perché il ponte nuovo di zecca si è chiuso su se stesso come un fuscello», commenta il vicesindaco di Santa Fiora, Alberto Balocchi, che spiega anche tutto il complesso iter procedurale occorrente per la ricostruzione di un ponte che doveva sostituire quello vecchio ormai crollato e che, invece, domenica si è ripiegato su se stesso come fosse di carta.
«L’opera – dice Balocchi – è una di quelle finanziate dal Consorzio di bonifica di Pitigliano, perché il versante di cui si parla ha le sue acque che si vanno a gettare nel fiume Fiora e, come si sa, a occuparsi di questo fiume era il Consorzio di bonifica del Fiora. I consorzi di bonifica, infatti, erano designati secondo il fiume dove si dirigono le acque dei suoi versanti: esempio l’Orcia per Castel del Piano, l’Albegna per Roccalbegna, il Fiora, appunto, per Selva di Santa Fiora».
Questo metodo è durato fino a pochissimo tempo fa «quando – prosegue Balocchi – è nato un unico consorzio di bonifica per le province di Grosseto, Siena e Arezzo. Dunque, questa, è un’opera progettata e finanziata dall’ex consorzio di Pitigliano. L’Unione comuni Amiata grossetana, di cui Santa Fiora fa parte, ha seguito solo l’iter di deposito del progetto. E come Comune di Santa Fiora auspichiamo che la verifica tecnica e il successivo ripristino si risolvano in fretta».
Il vicesindaco, poi, contesta quanto affermato dall’ingegner Edo Domenichini che ha alcune sue proprietà proprio nell’area del ponte crollato e che aveva giudicato inutile quel ponte in quel percorso.
«La riteniamo, al contrario, un’opera indispensabile – dichiara Balocchi –. Per esempio, siccome la zona è boschiva, poterci transitare serve anche in caso di incendi, ad esempio, ma non solo. Infatti, il ponte sul Rigo attraversa la vecchia strada provinciale, quella che collegava Santa Fiora a Castell’Azzara. È un anello viario che in accordo col comune di Castell’Azzara sarebbe bene ripristinare. Santa Fiora ha recuperato la parte viaria nel suo comune ed ora toccherebbe a Castell’Azzara a mettere le mani nella sua parte».
Ci sono, fra l’altro, altri due ponti diroccati da risistemare, tanto che la gente questa strada la chiama “dei ponti rotti”. «Ma è un tratto molto suggestivo e gradevole – prosegue il vicesindaco Balocchi – adatto per gite a cavallo o utile anche ai cercatori di funghi, ma non solo. E proprio questo anello dei ponti rotti potrebbe, partendo dalla Fornacina, via Corsica, uscire vicino a Terni con un itinerario assai interessante».
Il vicesindaco respinge, insomma, l’idea che quel ponte crollato sia inutile. «Anzi, è utilissimo ricostruirlo in tempi brevi – conclude Balocchi – e magari in modo tale che sia fruibile anche da mezzi agricoli pesanti che sono poi quelli che in special modo lo dovranno attraversare».
Per il momento, resta da capire come è possibile che un’opera pubblica passata al vaglio di tecnici ed enti e costata quasi 40mila euro sia crollata prima ancora di essere inaugurata.
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