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«Palombo mi disse: Io non c’entro, non so cosa ha fatto»

GROSSETO. «"Gianni, io non c'entro. Non so cosa è successo e non so cosa ha fatto questo qui. Io sono a Grosseto". Mi disse così Mario Palombo quando parlai con lui quella notte: io non capivo, avevo...

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GROSSETO. «"Gianni, io non c'entro. Non so cosa è successo e non so cosa ha fatto questo qui. Io sono a Grosseto". Mi disse così Mario Palombo quando parlai con lui quella notte: io non capivo, avevo saputo che c'era stato l'urto contro uno scoglio e poi che si pensava all'abbandono, ma non capivo perché mi dicesse queste parole».

A parlare è Gianni Onorato, ex direttore generale di Costa Crociere, adesso a Msc in qualità di amministratore delegato, ieri sentito come testimone. Onorato racconta delle difficoltà avute quella notte a ricostruire l'incidente, anche perché stava andando al Sestriere con la famiglia e rientrò a Genova dopo essere stato avvertito soltanto verso le 3, ma anche di quella strana telefonata dell'ex comandante, gigliese doc, «arrivata da un numero che non conoscevo e che avevo richiamato dopo aver finito una conversazione con l'allora presidente Foschi». Mario Palombo è il comandante di navi in pensione cui Schettino telefonò dalla plancia di comando pochi minuti prima dell'impatto con gli scogli chiedendogli la profondità del mare nei pressi dell'isola del Giglio. E' a Schettino che Palombo si riferiva nella telefonata con il dg.

«Con Palombo c'era una certa confidenza - spiega Onorato - perché per noi in Costa era un po' il commodoro, il comandante di navi più senior della flotta, un decano che si ascolta per suggerimenti e che si invita alle cerimonie ufficiali di varo di una nave, ad esempio». Quella telefonata non fu l'unica da lui ritenuta insolita quella notte perché più tardi ricevette quella del fratello Ciro, maitre sulla Concordia: «“Sono salvo, sono a terra" mi disse. Io non sapevo dov'era, lo invitavo a farmi guidare perché ero nel pieno dell'emergenza. Fui sorpreso quando mi disse che si era imbarcato quel giorno stesso».

Perché suo fratello era sul ponte di comando? Sapeva che era stato chiamato durante l'emergenza? chiede il pm Leopizzi: «Ero sorpreso che fosse lì. Lui mi disse che aveva preso la richiesta di Schettino come una richiesta di conforto, da amico, non perché fratello del dg. So che si frequentavano anche a terra, secondo lui questo era il punto».(p.s.)

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