Il Tirreno

Grosseto

semproniano

«La Beton Cave non fu diffamata»

Scagionati i consiglieri che denunciarono il conflitto di interessi

2 MINUTI DI LETTURA





SEMPRONIANO. Nessuna diffamazione: la minoranza del comune di Semproniano, durante il governo Bellini, ha rispettato i criteri di veridicità, continenza e pertinenza esercitando il proprio diritto di critica al governo del Comune nella vicenda della Beton Cave.

Così ha stabilito il tribunale di Grosseto nella sentenza, depositata il 25 febbraio a firma del giudice Giulia Conte, che ha respinto la richiesta di risarcimento di danno patrimoniale e non patrimoniale della ditta di Semproniano Beton Cave Olivi srl (avvocati Pignatelli-Perillo), che aveva citato in giudizio la minoranza per diffamazione verso due soci.

Una vecchia storia che risale a più di quattro anni fa, quando, come si legge nella sentenza, la Beton Cave aveva chiesto al Comune di deliberare la richiesta di inserimento nel Piano di iniziativa pubblica per le risorse estrattive nel territorio regionale di una cava a Poggio Sassone. Dopo l’approvazione della giunta, la Beton aveva poi acquistato il terreno.

A partire dal maggio, secondo gli Olivi, i consiglieri di minoranza Passalacqua, Brugi, Corsetti, Fanciulletti (difesa avvocato Giorgi) avrebbero avviato contro di loro una campagna diffamatoria con comunicati stampa e volantini. La Provincia aveva poi negato il permesso.

Per l’accusa la ditta avrebbe invece ottenuto favoritismi dalla giunta di cui faceva parte in conflitto di interessi la moglie di un titolare della ditta. La Beton Cave ha lamentato danno di immagine e danni patrimoniali, anche perché non aveva poi potuto usare il terreno acquistato.

Secondo il giudice, invece, i comportamenti della minoranza non hanno travalicato i limiti del diritto di critica politica garantito dalla Costituzione. Nei volantini e nei comunicati stampa i consiglieri si sono limitati a contestare l’operato del sindaco e della giunta per aver approvato la delibera col voto determinante della moglie di uno dei soci, all’insaputa della minoranza e di alcuni esponenti di maggioranza.

La sentenza sottolinea che oggetto della critica è il governo locale e in particolare la giunta e riporta che anche la Cassazione ha ritenuto lecito il diritto di cronaca e critica, anche se in conflitto coi diritti e gli interessi della persona, se vi sia utilità sociale nella diffusione della notizia e il fatto sia veritiero. In più nel diritto di critica c’è comunque l’espressione di un giudizio che, soprattutto nei confronti di un amministratore, diventa ammesso e non offensivo se socialmente rilevante, continente e pertinente. Dunque il giudice ha respinto la richiesta di risarcimento e ha condannato gli attori a corrispondere le spese di lite. La Beton Cave sta valutando, come riferisce uno dei proprietari, di fare ricorso. (f.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa