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Il vescovo Rodolfo dalla Terra Santa «Sono preoccupato»

Il vescovo Rodolfo dalla Terra Santa «Sono preoccupato»

GROSSETO. Solo malviventi in cerca di qualcosa da rubare? Vandali che amano il gusto del macabro? O magari aspiranti “satanisti”? Sia quel che sia, se un episodio (quello del mese scorso a Grosseto)...

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GROSSETO. Solo malviventi in cerca di qualcosa da rubare? Vandali che amano il gusto del macabro? O magari aspiranti “satanisti”?

Sia quel che sia, se un episodio (quello del mese scorso a Grosseto) indigna, il secondo comincia a preoccupare. E il primo a invitare a non sottovalutare la faccenda è prorprio il vescovo di Grosseto: Rodolfo Cetoloni, che in questi giorni si trova in Terra Santa, informato del nuovo episodio di profanazione di una tomba, stavolta a Scarlino, manifesta «forte preoccupazione unitamente al desiderio di far giungere ai familiari la vicinanza e la preghiera sua personale e di tutta la Chiesa di Grosseto».

La Diocesi, attraverso il vicario generale don Desiderio Gianfelici, si fa interprete dello sgomento del vescovo con queste parole: «A distanza di neppure un mese dalla tristissima notizia della profanazione di una tomba al cimitero cittadino di Sterpeto, la nostra coscienza è nuovamente turbata dall’apprendere che un episodio analogo si è verificato anche al cimitero di Scarlino. Il ripetersi di fatti tanto gravi, quanto dolorosi ci sgomenta e deve far preoccupare tutti coloro che hanno a cuore il senso del vivere sociale, dell’affettività, del rispetto e del culto per i defunti, del denominatore comune di valori a cui facciamo riferimento per una convivenza tra persone che umanizzi e non abbrutisca il nostro cuore. La Chiesa di Grosseto esprime vicinanza alla famiglia vittima dell’orribile gesto della profanazione della tomba e dell’assurdità di un oltraggio su cui non possiamo passar sopra riducendone la portata a semplice atto vandalico senza conseguenze sul piano umano e sociale».

La Diocesi _ continua don Desiderio _ «si unisce alla riprovazione generale e ripropone a tutti, con umiltà, ma anche con decisione, una riflessione sul senso del corpo e sul valore che dobbiamo dare ai resti mortali di chi ci ha preceduti nel cammino della vita: il corpo è il dono nel quale Dio infonde il suo “alito di vita”, è nel corpo che ogni creatura custodisce l’impronta indelebile del Creatore e non c’è nulla che possa giustificare un atto di profanazione, che offende la memoria, gli affetti, la sensibilità e deforma quell’impronta divina».

La diocesi invita a tenere la guarida alta: «Se rinunciamo alla riflessione collettiva dinanzi ad episodi tanto tristi e gravi _ conclude il vicario _ rinunciamo anche a valorizzare la dignità che si cela dietro quei gesti di pietà verso ogni defunto, che si radicano nella convinzione profonda che ogni persona è un dono indisponibile, verso cui c’è sempre e solo da coltivare il rispetto anche dopo la morte. Guai ad abituarsi a fatti di questo tipo; guai a non provare smarrimento e sofferenza; guai a lasciarci vincere dall’abitudine al male: ne va della nostra capacità di umanizzare tutto ciò che dentro e intorno a noi pulsa di vita. Anche dopo la morte».

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