Il dolore
Ho un tumore ma non mi tutelano
La crociata di una grossetana: Daniela Fregosi lancia una petizione per i diritti dei lavoratori autonomi. Boom di adesioni
GROSSETO. Una petizione perché non esistano più malati di serie A e di serie B e perché anche i lavoratori autonomi che si ammalano godano delle stesse tutele degli altri. A promuoverla è una formatrice aziendale di 46 anni, maremmana doc, Daniela Fregosi, che ha affidato la sua battaglia alla piattaforma Change.org. Lo ha fatto dopo aver sperimentato sulla sua pelle quanto sia a dir poco “complicato” gestire una diagnosi grave come un cancro al seno quando si è liberi professionisti con partita Iva.
«Non è normale _ dice Daniela _ se la prima cosa che ho pensato dopo aver saputo del tumore è stata come avrei fatto col lavoro. Più che dalla diagnosi in sé ero spaventata dall’assenza di tutele. Nei primi tempi dopo la diagnosi ricordo che piangevo sulla Costituzione, leggendo gli articoli 3, 32, 38 e 53 dove si parla di diritti che sono negati agli autonomi che si ammalano».
Daniela ora sta meglio anche se deve continuare la fisioterapia per alcune complicanze post operatorie e tutti i controlli del caso. «Mi sono salvata _ dice _ facendo della mia storia una battaglia per tutti». Tutta la sua odissea tra uffici, patronati e Inps per avere informazioni sui suoi diritti l’ha messa a disposizione della Rete con un blog (vedi box, ndc.) e da lì è nata l’idea della petizione al governo. «Avevo fissato come obiettivo iniziale 15mila firme _ spiega _ ma in una data importante come l’8 marzo eravamo già sopra le 30mila adesioni. Ho ricevuto sostegno da tutti, dagli autonomi non ammalati e dai dipendenti. Questo vuol dire che il senso dell’iniziativa è stato compreso. Lungi da me innescare una guerra tra categorie di lavoratori, cioè tra poveri».
Metterci la faccia «non è stato facile _ ammette Daniela _ ormai il mio status di paziente oncologica è pubblico. Ma ne valeva la pena, perché di fronte alla malattia siamo tutti uguali e perché in questo percorso mi sostiene anche l’Associazione consulenti terziario avanzato, a cui appartengo».
Nel testo della petizione che finirà sui tavoli del premier Renzi e del ministro del lavoro Poletti sono ben indicati alcuni dei possibili strumenti per garantire il diritto alla salute anche agli autonomi: diritto all’indennità di malattia che copra l'intero periodo di inattività; diritto ad un’indennità di malattia per chi abbia versato all’Inps almeno tre annualità nel corso della sua vita lavorativa e, nel caso di terapie invasive (come chemio e radioterapie), a un indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera. Vengono richiesti inoltre il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia, la possibilità di sospendere tutti i pagamenti (Inps, Irpef), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa, e l’esclusione dagli studi di settore. «Io non voglio uno Stato buono _ è il sogno di Daniela _ Mi basterebbe fosse giusto».
«Quella che Daniela ha intrapreso è una battaglia collettiva di civiltà ed è bello che sia partita da una donna e dal nostro territorio», osserva Fulvia Perillo, consigliera provinciale di Parità. «Daniela oltre a ricevere una diagnosi severa ha dovuto affrontare il peso della discriminazione per la mancanza di tutele ma non si è chiusa nel suo problema. Ora siamo con lei per aiutarla nell’obiettivo di arrivare a 40mila firme per la petizione».
Anche il presidente della Provincia Leonardo Marras ha firmato perché, sottolinea, «è un nostro dovere garantire gli stessi diritti a tutti i lavoratori, come sancisce la Costituzione. La salute è il bene più prezioso e ogni lavoratore deve avere il diritto di tutelarla».
Per firmare basta andare sul sito www.change.org e cercare la petizione “Anche il popolo delle partite Iva si ammala. Chiediamo diritti e assistenza” lanciata da Daniela lo scorso 10 febbraio.
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