Il Tirreno

Grosseto

Dritto a una curva: muore centauro

di Francesca Gori
Dritto a una curva: muore centauro

Gilberto Serafinelli, 66 anni, è stato presidente di una squadra di calcio. Forse un malore la causa dell’incidente

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PITIGLIANO. Aveva due grandi passioni, Gilberto Serafinelli. Quella per il calcio e quella per la moto e probabilmente, non avrebbe mai pensato che una delle due potesse ucciderlo, costringendo l’altra a fermarsi per ricordarlo. Tutto nello stesso giorno. Ieri mattina il centauro di Acquapendente, in provincia di Viterbo, 66 anni e una moto Honda 600 da cavalcare, era insieme ad altri tre amici: avevano scelto di fare una gita e di arrivare a Pitigliano, passando intorno alla città del tufo e imboccando la variante. Arrivati al Pantano, però, la moto di Serafinelli non ha seguito la traiettoria imposta dalla provinciale. È andata dritta a una curva, schiantandosi su un palo che si trovava sull’altro lato della carreggiata. Lo hanno visto con i loro occhi, i tre centauri che erano con loro, senza capire il perché di quel tentativo di sorpasso finito in tragedia. Serafinelli è morto sul colpo, ieri mattina alle 11, dopo essere stato sbalzato dalla sella della sua moto, dopo l’impatto con quel palo, dopo essere finito nel terreno che costeggia la variante. L’allarme ai soccorritori, i centauri che erano con lui, lo hanno dato immediatamente ma per il sessantaseienne non c’era ormai più nulla da fare.

Poco prima, però, aveva sentito che qualcosa non andava. Una fitta, hanno raccontato gli amici ai carabinieri di Pitigliano intervenuti sul luogo dell’incidente, che lo aveva fatto rallentare. Poi quel sorpasso e le ruote della moto che anziché assecondare la curva sono andate dritte.

Sposato, padre di due figli, Gilberto Serafinelli è stato accompagnato ieri all’obitorio dell’ospedale di Pitigliano dove è stata disposta, al momento, l’ispezione cadaverica. Sul campo di calcio della Vigor Alto Lazio, che ieri doveva affrontare il Ronciglione United, è calato il gelo. La società ha deciso di dedicare subito un minuto di silenzio all’ex presidente, che ha guidato la squadra fino al 2010, dopo essere stato dirigente sportivo. Quella squadra era la sua creatura e il calcio, Gilberto, lo aveva nel sangue. Esattamente come suo figlio Giordano, che gioca in una squadra viterbese di seconda categoria. Aveva anche una figlia femmina, Anna e per trent’anni, ha lavorato come autista dell’autobus per la società Copral che si occupa del trasporto pubblico. Lo conoscevano in tanti, ad Acquapendente, proprio per la sua grande passione per il calcio. La squadra della città era la sua famiglia, il suo sorriso era quello che rassicurava continuamente i suoi ragazzi, quando scendevano in campo per affrontare gli avversari. Ieri, allo stadio, c’era la partita. Ma la voglia di sentire il rombo della sua Honda 600 e di mangiare un po’ di chilometri nella bella Maremma che confina con il Lazio, lo ha portato su quella variante che guarda la città del tufo. Su quella curva che non è riuscito ad affrontare come avrebbe dovuto forse a causa proprio di un malore. I carabinieri di Pitigliano stanno svolgendo gli accertamenti per ricostruire la dinamica mentre ad Acquapendente, la città si sta organizzando per accogliere di nuovo il presidente della Vigor, l’uomo che regalato il sogno del pallone a centinaia di ragazzi.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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