Sicurezza
Mivar: il sogno infranto nato in Maremma
Il proprietario della fabbrica di tv costretta a chiudere ha lanciato un appello: «Azienda gratis a chi assume 1200 italiani»
(Nella foto Carlo Vichi, 90 anni di Montieri, fondatore della storica fabbrica tv Mivar)
MONTIERI. Il sogno ora infranto di un uomo è iniziato molti anni fa, a Montieri, in Maremma. Tempi ben diversi dai nostri, in cui il lavoro era poco, la miseria tanta e le persone cercavano di andare avanti con quel che potevano. Poi un’idea, la visione che il futuro passava anche attraverso la televisione e quell’uomo è diventato un precursore dell’epoca del boom, portando con sé buona fetta del paese. Il sogno si chiama Mivar, azienda che ha fatto storia nella produzione delle tv in Italia. «Tutti ne hanno avuta una in casa» dicono nel borgo.
L’uomo, il fondatore, invece si chiama Carlo Vichi, 90 anni, nato e cresciuto nel paese maremmano fino al suo arrivo a Milano, dove ha dato corpo alla sua visione. «Qua lo conoscono tutti: basta venire in paese ad agosto e certamente lo trovate. Ha una casa qua e ogni estate ci passa le vacanze», dicono a Montieri. Il nostro imprenditore è tornato negli ultimi giorni all’onore delle cronache perché la sua azienda è stata costretta a chiudere, stritolata da una concorrenza feroce (cinese e coreana) e dai debiti. E se questo è un epilogo ricorrente ai giorni nostri, a dare maggior risalto al fatto, oltre che alla storia che c’è dietro alla Mivar, è stato l’appello lanciato dallo stesso Vichi: «Se una società di provata serietà accetta di fare televisori in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo. Ma chiedo che assuma mille e duecento italiani». Un’ultima speranza per mantenere ancora vivo quel sogno, nato insieme a lui nel 1924 a Montieri. L’imprenditore però è rimasto pochi anni nascosto tra i boschi delle Colline Metallifere, visto che già nel 1930 si trasferisce a Milano. Lì inizierà la produzione di apparecchi radiofonici, fino a quando intuisce le potenzialità della televisione. Nel 1955 nasce la Milano Vichi Apparecchi Radio (Mivar) e alla fine degli anni ’60 è l’azienda leader nel settore in Italia, con oltre mille dipendenti. «Eravamo in novecento e facevamo 5.460 televisori al giorno, un milione all'anno. Ora è tutto vuoto, solo qualche scrivania. I grossi colossi ci hanno calpestato».
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Nello stesso periodo, a Montieri il lavoro scarseggia e anche dalla Maremma inizia l’esodo verso il nord alla ricerca di un posto. Non solo montierini, ma anche da Massa Marittima e gli altri borghi nascosti tra le Colline Metallifere. «In molti sono andati a lavorare da lui, qualcuno ci lavora ancora» dice un ex operaio nostrano della Mivar. In paese, del resto, Vichi ha parenti, amici e amici degli amici. Tutti accolti nella sua fabbrica a Abbiategrasso, tra la nebbia della pianura, con la garanzia di un lavoro e uno stipendio. «In molti hanno iniziato da lì» continua l’ex dipendente. Sogno e Montieri così crescono insieme.
L’imprenditore mette le basi per ampliare la sua visione, a Milano, ma ad ogni vacanza torna tra i boschi della sua infanzia per riposarsi insieme a sua moglie Anna. «È un personaggio eccentrico» raccontano sorridendo in piazza. «Quando torna in paese viene a riposarsi e non parla mai di lavoro, anche se ogni tanto lo abbiamo visto con documenti e progetti sotto braccio. Ora, invece…».
Ora invece il sogno è finito, ma per decenni il montierino più famoso al mondo ha dato una grande mano alla sua gente.
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