Sicurezza
Coinvolgere i cittadini per valorizzare i beni
La ricetta del giovane studioso che ha dedicato la tesi di laurea alla cinta muraria Tanti contributi al convegno alle Casette con gli esperti di architettura medievale
GROSSETO. In epoca medievale le Mura della città erano il primo motivo di orgoglio civico. Un orgoglio da “rinfrescare” o da recuperare, per chi l’avesse perso, di fronte alla consapevolezza di avere a portata di mano un esempio di eccellenza italiana nell’ambito dell’architettura militare e un monumento di rilevanza più che nazionale. È quanto emerso ieri alla presentazione alle casette cinquecentesche del Cassero del libro “Grosseto e le sue Mura” di Mariano Boschi, giovane storico dell’arte che pur da non grossetano ha scelto di occuparsi nella sua tesi di laurea del nostro principale monumento cittadino. «L’impressione da esterno è che si debba lavorare sull’identificazione dei grossetani con le Mura – nota l’autore del libro – A un lucchese non toccategli le Mura, qui invece mi sembra che questo sentimento manca o c’è poco. Devono essere i cittadini a riappropriarsi delle Mura che aspettano solo di essere ammirate. E si può magari cominciare immaginando di essere visitatori della propria città». «In questa ricerca è stato usato l’approccio iconografico che è uno dei più innovativi della storia urbana – sottolinea la professoressa Lucia Nuti, docente di storia dell’architettura e dell’urbanistica a Pisa e relatrice della tesi – Siamo partiti da un’idea diffusa secondo cui Grosseto nella Toscana “terra di città” fosse in qualche modo da meno delle altre. Eppure la ricerca capillare fatta in tutti i luoghi e archivi in cui si potessero trovare rappresentazioni grafiche e mappe delle Mura di Grosseto ha permesso di rileggere la storia di questa città: Grosseto era tutt’altro che una città minore e le sue Mura sono un gioiello di architettura rinascimentale». E se nell’Ottocento altrove le cittadelle fortificate vennero abbattute le Mura di Grosseto si sono conservate essenzialmente perché la città allora non poteva permettersi gli alti costi dell’abbattimento. Unico caso, si può dire, in cui la mancanza di risorse si è rivelata provvidenziale. «Ringrazio il Comune di Grosseto – aggiunge la docente – perché quest’esperienza mi ha restituito l’illusione che ci possa essere una buona collaborazione tra mondo accademico e apparati amministrativi». «Abbiamo accolto più che volentieri Mariano – ricorda l’assessore alla cultura Giovanna Stellini - quando nei nostri uffici è venuto a proporci il suo progetto di ricerca, sia per la possibilità di valorizzare un giovane ricercatore, sia per riprendere quel percorso di conoscenza delle Mura che ha avuto tanti contributi tra cui ricordo quello degli architetti Marri, Perin e Polito». Ha portato il suo contributo anche il presidente dell’Opera delle Mura di Lucca Alessandro Biancalana a cui dalla Maremma tanti guardano come un modello virtuoso di gestione. «Siamo un ente totalmente comunale – spiega Biancalana – Ci occupiamo del circuito delle Mura ma anche dell’orto botanico e delle torri medievali con risorse comunali e proprie. Di fatto siamo un parco verde di 50 ettari dove le priorità sono prima la conservazione del monumento e poi come vogliamo pensarlo e utilizzarlo, tenendo conto che si stima che in un anno almeno due milioni di persone passeggiano sulle nostre Mura. E pensare che ai primi del Novecento il consiglio comunale aveva deliberato il loro abbattimento. Per fortuna una sollevazione popolare bloccò tutto». Per Biancalana due sono le direttrici da seguire per la valorizzazione: «Da noi ha funzionato bene il coinvolgimento delle scuole con concorsi, con eventi, con attività come quella dei piccoli ciceroni, dove sono i bambini a guidare i propri amici alla scoperta delle Mura. Per quanto riguarda la conservazione non si può stare dietro ai crolli e alle emergenze: occorre una manutenzione programmata nel tempo che oltretutto costa meno di quella straordinaria». Presenti all’iniziativa con un loro contributo oltre al sindaco Emilio Bonifazi altri due docenti dell’ateneo pisano, Domenico Taddei e Marco Giorgio Bevilacqua.
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