Sicurezza
Cinque candidati per un solo posto
Oggi le primarie del centrosinistra nella città del golfo, si sfidano Tacconi, Benini, Ariganello, De Luca e Casini
FOLLONICA. Il Pd di Follonica ha deciso per il modello classico delle elezioni e da ieri è scattato il silenzio elettorale. Nessuna uscita pubblica per i cinque candidati, nessun commento o proposta.
Da ieri si lavora sodo con i cellulari, alla ricerca di quanti più elettori possibili. Si lavora sodo con foglio e penna, cercando di fare la conta di quanti voti ho più rispetto agli altri. Certo, già in queste settimane di primarie, per le strade e i luoghi della città, dalla biblioteca ai bar, le squadre dei vari contendenti hanno battuto la popolazione stringendo mani e cercando consensi; ma nelle ultime ventiquattro ore prima delle urne l’attività dei collaboratori s’intensifica, cercando di attirare a sé indecisi e scettici. Soltanto stasera torneranno a parlare, quando si saprà il nome alla guida della coalizione di centrosinistra per le prossime amministrative.
In gara ci sono il vicesindaco uscente Andrea Benini, l’assessore provinciale Cinzia Tacconi, il capogruppo democratico in consiglio comunale Francesco De Luca, l’uomo del comitato pro-Renzi Gesuè Ariganello e l’unico esponente Sel (gli altri sono tutti in quota Pd) Gianluca Casini.
Intanto, mentre per i candidati vige la legge del silenzio, il sindaco Eleonora Baldi torna sulla questione che ha infiammato l’ultima settimana di primarie: la delibera 147 del 2013 “Presa d’atto legale incaricato difesa penale per vicesindaco”. L’oggetto del contendere, sollevata con un’interrogazione dalle opposizione, è stato usato da Tacconi per attaccare l’attuale giunta, per cui l’unica preoccupazione sarebbero «i problemi con la giustizia». Parole che hanno scosso questo finale di campagna elettorale, con botta e risposta velenosi tra lei e Benini.
Tanto aspre da finire in mano ai garanti Pd. Ma Baldi non vuole (e non potrebbe) entrare nel merito, ma vuole chiarire la vicenda una volta per tutte dal punto di vista tecnico. Il fatto riguarda un consigliere moroso e una votazione a tal riguardo per cui Benini sarà protagonista in un procedimento penale nei suoi confronti. Le opposizioni però vogliono sapere se lui stesso ha votato a favore per la difesa legale e il sindaco, brogliacci alla mano, spiega che il suo vice «non era presente alla votazione» e che quindi non esiste nessun conflitto d’interesse.
A dimostrare l’assenza di Benini c’è la «dichiarazione autentica del segretario verbalizzante, il dottor Mario Venanzi» dice Baldi, spiegando che tutto il polverone è dovuto a «un mero errore materiale di trascrizione». Il sindaco ha anche spiegato che «agli atti è depositata la dichiarazione autografa con cui si certifica il corretto svolgimento della seduta».
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