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Investimento in via Gramsci Ristoratrice assolta in appello

Investimento in via Gramsci Ristoratrice assolta in appello

GROSSETO. Si è conclusa in appello con una sentenza di assoluzione la vicenda giudiziaria che interessava una nota ristoratrice grossetana, Patrizia Mulinacci, imputata di lesioni colpose per aver...

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GROSSETO.

Si è conclusa in appello con una sentenza di assoluzione la vicenda giudiziaria che interessava una nota ristoratrice grossetana, Patrizia Mulinacci, imputata di lesioni colpose per aver investito una donna che stava attraversando via Gramsci e che lì per lì non aveva lamentato nulla, salvo poi accusare dolori oggetto di accertamento (distorsione del rachide, oltre 60 giorni di guarigione).

Il giudice Puliatti ha riformato la sentenza del giudice di pace, come sollecitato dallo stesso pm Ferraro che aveva sollevato dubbi sulla dinamica dell’incidente. In primo grado, Mulinacci era stata condannata a 700 euro di multa, più al risarcimento dei danni alla donna costituitasi parte civile da liquidarsi in separata sede. Il difensore Paolo Novelli aveva appellato la condanna e adesso il giudice, che ha depositato le motivazioni della sentenza emessa a novembre, ha stabilito che il fatto non sussiste e ha revocato la condanna del risarcimento della parte civile.

I fatti sono lontani nel tempo, del 27 gennaio 2006. Ed erano avvenuti in via Gramsci. Quella sera pioveva, come riferito dall’unico teste che aveva anche assistito alla scena: un commerciante che, pur conoscendo la ristoratrice, viene definito da Puliatti «assolutamente neutrale». Vi è stata sicuramente una brusca frenata, l’auto dell’imputata era in posizione anomala e «la persona offesa era poco distante dalle strisce pedonali, in ginocchio ma nell’atteggiamento di chi deve raccogliere qualcosa». Al giudice manca la certezza che vi sia stato un urto, poiché la donna a piedi si era allontanata minimizzando, raccogliendo le borse e raggiungendo il marito fermo in doppia fila poco distante. Il giudice raccoglie l’osservazione difensiva legata al ritardo della presentazione al pronto soccorso (dopo tre giorni) e alla mancata indicazione di dolori specifici. «Non può quindi escludersi che in realtà la frenata sia stata efficiente nell’evitare il contatto, o per lo meno un contatto rilevante, e che la persona offesa sia scivolata o abbia perso l’equilibro da sola sul manto stradale scivoloso per la pioggia con le braccia ingombrate dalle borse della spesa (ciò potrebbe al limite spiegare il dolore al collo per un movimento brusco). Ma se ciò fosse vero, verrebbe meno l’addebito di una colpa della prevenuta», cioè l’addebito di un eccesso di velocità in relazione a un urto non evitato. Da qui la formula dubitativa dell’assoluzione. (p.s.)

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